Tu sei il presente/Il piccolo Caronte

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«È normale che mi venga da piangere?»

«Le lacrime sono il miglior veicolo per definire una maturazione.»

Il piccolo Caronte, volume della casa editrice Tunuè, è davvero un ottimo connubio tra testo e disegni. Ho avuto modo di leggere il primo lavoro di Sergio Algozzino, Storie di un’attesa, e apprezzarlo, ma questo mi ha davvero colpita. C’è una grande intesa tra i due autori: le illustrazioni di Deborah Allo sono perfettamente in sintonia con la storia e i personaggi poiché ne mettono in risalto gli stati d’animo. Non so se sia un caso ma ho notato la differenza che c’è tra il capitolo “Vita” e gli altri che sono ambientanti nel regno dei morti: quando Mono è sulla terrà tutto sembra più chiaro, dai contorni definiti, invece nel regno dei morti sembra quasi ci sia una sfocatura e un tipo di tratto sempre molto “confuso”. Quell’azzurro utilizzato nella copertina e all’interno mi ha davvero colpita, così come la decisione di Deborah di utilizzare il bianco e nero nell’incontro con la Morte, o meglio il fratello della Morte.

«Conoscendo i vostri limiti nel vocabolario, ho evitato di dire che sono lo psicopompo dell’oltretomba, termine che al massimo può suscitare qualche risatina ignorante.»

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Ma chi e Mono? È il figlio di Caronte, il celebre traghettatore di anime, che un giorno scompare lasciando il figlio e il suo ruolo. Toccherà a Mono prendere il suo posto, pur essendo solo un bambino. Dovrà prepararsi attraverso il superamento di alcune prove e la conoscenza della vita e della morte. Può essere considerato un viaggio di crescita interiore quello raccontato dai due artisti, un libro di formazione nel senso più classico del genere pur trattandosi di un ambiente diverso da quello conosciuto, ma ciò che Mono dovrà imparare riguarda tutti noi.

Faremo la conoscenza delle Moire, di Momo, il cugino esiliato sulla terra che gli farà scoprire qualcosa dei vivi, e di Hypnos, in un camminato iniziatico e di consapevolezza di ciò che l’attende e che può essere, finalmente, portato a termine con coraggio.

Un elemento che merita di essere citato è l’utilizzo di ironia da parte di Sergio Algozzino nei dialoghi e di citazioni facilmente identificabili, insieme alla musica con un testo scritto proprio dall’autore. «Certo, magari qualche groupie l’avrei anche gradita, ma non posso lamentarmi.»

Buon viaggio con Mono e il suo amico Cerberino!

 

 

 

La Cina attraverso gli occhi di un bambino

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«Da bravo, figlio mio, ripeti: “Mao Zhuxi wansui!” Per cominciare, dì solo “presidente Mao”: Mao… Zhu… xi!»
«Ma… Ma… Susi???»
«No! Hai sbagliato già dal primo carattere! Non è “ma”, è “Mao”… Su, concentrati e ripeti con me: “Mao Zhu xi”!»
«Ma… Ma… Papà?!»
«Ma no! Non ti ho detto di dire “papà”… ma “Mao Zhuxi”!
Razza di idiota!»

 

 

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