Quando è troppo l’amore/Il peso minimo della bellezza

«Quando cresci ti rendi conto che quel bacio, quello prima di entrare in classe o mentre aspetti il piatto al ristorante o mentre siete al parco, tu e tua madre, ecco quel bacio è il suo segno indelebile su di te. È la sua forma di aggressività passiva. Il suo schiaffo in faccia. È questo. E tu non lo vuoi. Perché è un bacio che pesa, pesa quanto tua padre, come se dovessi portarla sulle spalle per tutta la vita.»

Si dice sempre che l’amore dei genitori per i figli sia immenso e intoccabile. Si dice che essere figlio unico comporti maggior attaccamento dei genitori, un desiderio di protezione e controllo diverso rispetto a una famiglia più numerosa. Io credo che sia vero tutto questo, e lo dico da unica figlia, femmina. Ma cosa succede quando la famiglia è composta da una madre single e un figlio maschio?

Azzurra de Paola, in questo suo romanzo d’esordio, cerca di raccontarcelo principalmente dal punto di vista del figlio, intervallando parti in cui è la madre a parlare.

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Cancellate da voi l’idea di un rapporto felice: Azzurra de Paola ci trascina in una storia dolorosa, in una relazione morbosa tra madre e figlio. Lui accusa la madre di essere egoista, di voler essere sempre al centro dell’attenzione anche al funerale della nonna, di averlo concepito per non rimanere sola.

«E credo proprio che tu avessi un gran bisogno di me molto più di quanto non fosse il contrario.»

Il figlio si ribella a questo troppo amore, si sente schiacciato, sin da piccolo è insofferente e fa di tutto per farla sentire in colpa, è dispettoso, ma nello stesso tempo ama profondamente la madre, tanto da non volere nessuno tra loro due, soprattutto se si tratta di un uomo, il “Dottore”. La madre vorrebbe un po’ di felicità, tornare a vivere e sa che il dottore può darle tutto questo, ma non potrebbe mai perdere la ragione della sua vita.

«Volevo rimanerti in testa sempre, anche quando non c’ero. Avevo così disperatamente bisogno che pensassi a me che volevo lasciarti un segno. Qualcosa di indelebile e cattivo. Perché, anche se avevo solo sette anni, mi era già chiaro che le cose brutte non si dimenticano. Quelle belle passano subito. Un po’ come le macchinine. Le nuove finiscono nella scatola del dimenticatoio e si torna subito a giocare con quella vecchia scrostata e senza una ruota.»

Un inizio folgorante quello di Azzurra de Paola. Una narrazione volutamente esasperata, ma che mostra quanto sia complesso un rapporto d’amore, quanta sofferenza comporti questo sentimento e quanto possa logorare la relazione e le persone che lo vivono. Non lascia spazio alla felicità, neanche uno spiraglio. La realtà arriva soltanto alla fine, come uno schiaffo in pieno volto, con tutto il peso, “il tuo peso, venti chili d’amore”.

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