L’editore del mese | Intervista a Claudia Tarolo, editrice di Marcos y Marcos

Marcos y Marcos è una casa editrice indipendente milanese, fondata nel 1981 da due ragazzi, oggi gestita ancora da uno di loro, Marco Zapparoli, e da Claudia Tarolo. Questo ottobre Marcos y Marcos è il nostro “Editore del mese”: aiutati da alcuni book-blogger andremo alla scoperta del dietro le quinte della casa editrice e di alcuni dei loro libri di maggiore successo. Oggi intervisto proprio l’editrice Claudia Tarolo per conoscere più a fondo il loro catalogo, il loro ruolo nell’editoria e per svelarvi qualche anticipazione sui progetti futuri.

 

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Istanbul attraverso i libri/Parti con Goodbook

Istanbul è una città immensa, carica di miti. Ora piange, ora ride.
Un intreccio di microcosmi. Di tempi e luoghi. Di ricordi e speranze.
Di dita rovinate, di labbra di rosa, di sguardi segreti…

La casa sul Bosforo di Pinar Selek

Istanbul è una di quelle città sognate ma (ancora) mai visitate, che stimolano il mio immaginario di amante di nuovo e diverso.

Per questo viaggio letterario nella città Orhan Pamuk è stato mia guida d’eccezione, grazie ai suoi ricordi di una vita trascorsa tra quelle strade: “per cinquant’anni sempre nella stessa casa”, insieme ad altri autori turchi. Continua a leggere “Istanbul attraverso i libri/Parti con Goodbook”

Speciale SalTo18/Intervista a Viveca Sten

Viveca Sten, scrittrice scandinava di successo di “gialli nordici” da cui è stata tratta anche una fortunata serie televisiva, è al suo sesto libro della serie “Omicidi di Sandhamn” in patria, al quarto qui in Italia.
Al Salone Internazionale del Libro di Torino ho avuto la possibilità di incontrarla in occasione dell’uscita di “L’estate senza ritorno” per la Marsilio. Un ringraziamento all’autrice, che appena ha scoperto il mio nome vi ha trovato una divertente somiglianza, e a Chiara per la disponibilità.

In Italia il giallo nordico sta riscuotendo interesse e successo. Quale crede sia la ragione, considerando che sono molti gli autori nostrani a dedicarsi al genere?

Io credo che la ragione principale di questo interesse sia legata all’ambientazione; Stoccolma o l’isola in cui ambiento le mie vicende sono sconosciute e sono considerate esotiche, anche se il termine non si addice molto al clima del luogo. Oltre a questo è molto importante la costruzione dei personaggi: vengono date molto informazioni personali, sulla loro storia e il loro carattere, Diventano degli amici durante la lettura, anche perché ritornano in tutti i libri i protagonisti e quindi riesci a conoscerli a fondo.

Quale è il segreto della riuscita di una serie? Sicuramente l’evoluzione dei personaggi contribuisce ad appassionare i lettori.

Esatto, i personaggi. I lettori vogliono sapere cosa accade a Thomas e Nora e quindi aspettano il libro successivo. Perché le storie siano sempre diverse io reinvento, creo delle storie parallele alla principale, che si esauriscono nel testo o che proseguono, o creo un passato ai protagonisti e semino gli elementi nei diversi volumi così da far conoscere tutto delle loro vite, ma gradualmente. Un altro elemento che utilizzo, per esempio in questo ultimo libro, è l’utilizzo di diverse prospettive: oltre ai personaggi principali ci sono i molteplici punti di vista dei bambini su una stessa vicenda. L’obiettivo è sorprendere.

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I casi che descrive da dove hanno origine? Quanto si lascia influenzare dalla realtà e quanto dai media?

Le vicende sono tutte inventate, frutto della mia fantasia, ma alla base c’è molta ricerca. Io, poi, sono un avvocato quindi conosco bene come funzionano anche le indagini, quali sono gli elementi importanti e che sia fondamentale basare tutto sui fatti.
Nell’ultimo, in particolare, l’ispirazione mi è venuta nel 2011, durante la festa di mezza estate (proprio come nel libro) al porto sono stati trovati tre ragazzini ubriachi e una ragazzina, esattamente come la descrivo nel libro. Da qui ho iniziato a scrivere la storia come un puzzle a ritroso, andando cioè a immaginare come fossero arrivati lì in quelle condizioni.

Abbiamo accennato alla serie tv ispirata ai libri. Che riscontro ha avuto considerando il fatto che tanti sono i telefilm del genere e quanto ha aiutato la vendita dei libri?

La serie è stata vista da 80 milioni di persone, direi un buon risultato. Credo che il successo anche in questo caso sia da imputare alle immagini di paesaggi “esotici” e lontani dal pubblico, bellissimi e suggestivi, ma per quanto lontani rendono la relazione più vera. Per quanto riguarda i libri, non è comunque facile vendere.

“L’estate senza ritorno” oltre a essere un giallo affronta anche questioni universali e attuali, come il rapporto padre-figlio, i divorzi, l’alcol e la droga. Potremmo definirlo un giallo vicino al sociale? Come è la situazione nel suo Paese circa queste tematiche?

Sicuramente nei libri è importante inserire tematiche vicine al pubblico, quindi riferirsi molto alla realtà. I divorzi sono all’ordine del giorno un po’ in tutti i paesi, alcol e droga beh sono problemi comuni, purtroppo. Noto che gli adolescenti, probabilmente per le situazioni non facili in famiglia, soprattutto quando si tratta di famiglie allargate, si “bevono il cervello” non ancora sviluppato alla loro età, ma pensano già di avere tutte le risposte in tasca.

Speciale SalTo18/Intervista ad Amaranta Sbardella

Durante il Salone Internazionale del libro di Torino ho avuto la fortuna di intervistare alcune voci nuove della letteratura. In particolare da Exòrma, casa editrice romana che si occupa principalmente di viaggi ma con un taglio narrativo, ho incontrato Amaranta Sbardella e con lei ho avuto una piacevolissima chiacchierata su Barcellona, letteratura e società.

“Barcelona Desnuda” è il racconto di una Barcellona diversa da quella che conosciamo oggi. Sono 10 racconti che vedono come protagonisti personaggi di importanti opere del ‘900, o la salamandra, tipico simbolo della città, ambientati in epoche diverse. Come li hai selezionati e perché hai deciso di traslare questi personaggi dal loro testo a un altro?

“Ho voluto utilizzare questo espediente perché mi ha permesso di esprimere meglio un determinato periodo o una particolare atmosfera. La scelta è stata dettata da diversi fattori, alcune volte ho seguito il mio gusto personale altre erano testi funzionali a ciò che volevo raccontare, molte sensazioni sono personali e autobiografiche. L’intento era quello di creare un mosaico di Barcellona, proprio come quelli di Gaudì e ho scelto di fare un lavoro di riscrittura dei testi scelti che mi aiutano a descrivere tante Barcellona diverse, a far emergere le bugie che vengono raccontate sulla città.”

Quindi il tuo lavoro di traduttrice è stato fondamentale per questo tipo di approccio?

“Certamente. Io sono principalmente una traduttrice, anche se mi occupo di editing, e posso dirti sinceramente che i veri amanti dei testi sono i traduttori perché ciò che leggiamo e riscriviamo, appunto, lo viviamo pienamente alla stessa stregua del primo autore del libro e poi lo rielaboriamo inserendoci anche quelle che sono le nostre sensazioni, anche se non dobbiamo chiaramente stravolgere il senso primo, e questo amore per il mio lavoro è stato certamente importante e fondamentale per la scrittura.”

Il tuo è un libro di racconti, un libro di viaggio anche se non nel senso più classico del termine, e un libro a mio parere storico e documentaristico in quanto riporti alla luce la vecchia città e tutti i cambiamenti che ha subito fino a oggi. Ormai l’immagine che abbiamo di Barcellona è quella di una città estremamente turistica e volta al divertimento, secondo te come mai si è perso il desiderio di conoscere e comunicare la sua vera storia?

Sicuramente si può parlare di libro storico e di volontà di documentare e di riscoprire la vera Barcellona, quella lontana dal modernismo e la movida. Nell’ultimo secolo e mezzo si è cercato di rendere la città europea e internazionale, quindi vicina alle altre grandi, perché potesse competervi e questo ha significato una corsa al turismo delle società imprenditrici che hanno puntato su attrattive per giovani e su qualcosa che potesse essere subito visibile e riconoscibile. I catalani non hanno apprezzato questa scelta perché si son visti privati della loro identità, della loro storia. C’è stata un’ondata di turismofobia molto forte.

Quando ti sei innamorata della città e quale è la TUA Barcellona?

La prima volta che l’ho visitata è stato più di dieci anni fa, quando ancora la sua vera anima si mostrava in superficie. Poi sono iniziati i cambiamenti, questo voler sotterrarne le contraddizioni e la storia e ho provato molto fastidio. Barcellona ha tanti strati, ancora oggi è possibile scoprire alcuni posti che conservano l’aspetto di un tempo, ma bisogna uscire dal seminario tracciato dalle guide, utili per conoscere le attrazioni famose, uscire dalle parti turistiche e perdersi. La mia Barcellona è quella delle rotte non segnate, degli angoli, ma soprattutto di atmosfere: consiglio di non andarci d’estate e di godersi la città durante l’alba, quando sorge il sole e c’è ancora silenzio. E poi leggi, perché è così che si può comprendere cosa è stata davvero questa immensa città, proprio come ho fatto io.

A proposito di autori e letteratura, a un certo punto uno dei personaggi si chiede se esista un romanzo di Barcellona. Esiste secondo te?

Bella domanda! Io credo di no, infatti per me scrivere racconti è una chiara risposta. Sergi Pàmies ha scritto La gran novela sobre Barcelona, è un titolo anche ironico perché non si tratta di romanzo ed è quindi anche questa una risposta alla domanda. Barcellona fa sempre da sfondo alla letteratura ambientata qui, se ne descrivono le strade, i paesaggi e i colori, ma non è mai incentrata su di sé.

Descrivi Barcellona con i tuoi occhi.

Contraddittoria. Magica, ma ostile. Sommersa, stratificata.

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Profilo dell’autore: Hamlin Garland

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«Non sono mai stata via di casa una notte, nei tredici anni che siamo stati in questa fattoria, e fu lo stesso in quegli altri dieci che passammo a Davis. Per ventitré anni, Ethan Ripley, sono rimasta inchiodata alla stufa della cucina e alla zangola senza un giorno o una notte di libertà.»

Hamlin Garland nacque nel 1860 nel Wisconsin, in una fattoria a West Salem. Come il padre, anche lui lavorò la terra, ma si appassionò alla letteratura tanto da frequentare il college.

Nel 1884, una volta venduto un lotto di terra, decise di andare a Boston dove divenne un insegnante così da potersi dedicare alla lettura: “Dai miei pasti ritornavo al mio tavolo in biblioteca e leggevo fino all’ora di chiusura…”

Joseph Edgar Chamberlin lo descrisse, all’epoca, come un uomo di grande bellezza e singolarità, giovane ma con un peso sullo spalle dovuto ad anni di studio; infatti partecipò a conferenze e insegnò letteratura.

Il 1887 fu un anno di svolta per Garland: l’amicizia con Howells lo convinse a scrivere e tornò dai genitori nel Middle West. È allora che la vita della fattoria e dei contadini si presentò a lui in tutta la crudezza, la stanchezza e la povertà. Presero forma i racconti contenuti in “Main-Travelled Roads” (Racconti dal Mississippi) e in “Prairie Folks”, certamente il punto più alto della sua opera insieme all’autobiografia “A Son of the Middle Border”, una sorta di ribellione nei confronti di quella vita. Sviscerati completamente i temi a lui cari, raggiunta una certa sicurezza economica, iniziò a scrivere romanzi di diverso registro e di minore fortuna e intensità.

Ma qual era l’idea di narrativa di Hamlin Garland?4c884ecdc70a7.image.jpg

Credeva che bisognasse superare i classici per rinvigorire la letteratura americana, e credeva nell’obiettività della vita reale “anche a costo di essere impietosa, cioè a costo di considerare gli aspetti più squallidi della vita”. Questo realismo fu da lui chiamato “veritismo”:

“Scrivete di quelle cose che conoscete meglio e che vi stanno più a cuore.
Facendo così sarete fedeli a voi stessi, fedeli al vostro paese, fedeli al vostro tempo.”

Il veritista non ha bisogno di modelli perché guarda e descrive la realtà, la natura e la vita. Deve dire sempre la verità, e per farlo deve raccontare anche il dolore e la miseria. Ma sono solo le persone sane a essere descritte, i valori sani, escludendo persone malate, violenze, vizi e sensualità.

I racconti di Garland, scritti con uno stile semplice e senza fronzoli in cui a far da padrone è l’influenza dell’ambiente sui personaggi, vengono presentati da Howells come “historical fiction” perché sono una cronaca della disfatta, delle privazioni e delle difficoltà dei pionieri che colonizzarono i terreni del Middle West.


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Tutte le tappe:

👉venerdì 2 febbraio, 1° tappa: Reader for blind -> La storia editoriale;
👉giovedì 8 febbraio, 2° tappa: I calzini spaiati/Veronica Giuffré -> Video lettura;
👉giovedì 15 febbraio: 3° Tappa: Emozioni in font/Viviana Calabria -> Profilo dell’autore;
👉giovedì 22 febbraio: 4° Tappa: Reader For Blind -> Il racconto Una strada secondaria;
👉giovedì 1 marzo: 5° Tappa: Sotto la copertina (Ornella Soncini/Lucrezia Pei) -> InstaScroll;
👉martedì 6 marzo: 6° tappa: Martina Marzadori -> video commento sulla creazione della cover;
👉sabato 17 marzo: 7° tappa: Libreria I Trapezisti -> Presentazione del libro!

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