Sei speciale, Maria/La figlia femmina

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«Allora Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo! Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che temi Dio e non gli hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio”.
Maria è assorta in un pensiero. È l’unica figlia di suo padre. Se un giorno lui la legasse e la stendesse su un altare accanto a legna da ardere, lei non si stupirebbe. Pensa che lui lo farebbe fissandola con gli occhi neri e severi, attraverso le ciglia ramate. Lei gli accarezzerebbe un riccio della criniera arancione che ha sempre voglia e timore di toccare. Penserebbe che se lo fa papà è giusto.»

È condensato in questo passo il senso del romanzo di esordio di Anna Giurickovic Dato, siciliana d’origine e romana di adozione. 27 anni e con una certa sicurezza e spigliatezza nel parlare del suo libro, una passione per i suoi studi di legge e per i suoi interessi nei confronti della psicologia e psichiatria, specialmente applicata a casi di abusi, come quello che nel libro subisce Maria, la piccola Maria, la bambina speciale.

Cosa succede quando in famiglia ci sono casi di abusi sessuali? Se ne sente parlare qualche volta, ma il tema resta sempre un tabù ai giorni d’oggi, specialmente se il tutto avviene in famiglia. Maria, la protagonista del romanzo, a 5 anni scoprirà “quel calore che non conosce e non dovrebbe conoscere” per mano del padre. Ma non ha paura Maria, perché se lo fa il padre è giusto.

In un racconto ambientato tra Rabat e Roma, con continui passaggi da Maria bambina a signorina di 13 anni, si dipana la storia di una famiglia all’apparenza felice. Gli anni passano senza che nessuno comprenda appieno quello che in realtà accade, nonostante l’aggressività della bambina, alcuni comportamenti molto chiari del padre e le insinuazione della nonna e della scuola.

«Era lei che distruggeva l’idea di famiglia ideale che avevo. lei che mi ricordava ogni giorno di quanto fossi un fallimento. Lei, che con la sua furia voleva costringermi a vedere. Io non vedevo niente.»

La storia viene raccontata dagli occhi e dalla voce della madre, Silvia, in seguito alla scoperta della verità: finalmente ne prende coscienza. Ma chi è Silvia? Una madre che non riesce a capire, offuscata dall’amore per un marito così rispettato e autoritario, che l’ha sposata quando aveva solo 19 anni. Non vede perché ha paura di perdere tutto lei, perché gli uomini le scelgono giovani le donne, sono facilmente malleabili. Una madre che vede nella figlia prima un mostro, poi una rivale. Perché Maria, crescendo, pur lontana dal padre e dalla sua vecchia casa, non riceverà aiuto e istruzione vivendo con la convinzione che il rapporto con gli uomini possa essere possibile soltanto attraverso la sua sessualità. Ecco che Maria si trasformerà in una vera e propria seduttrice con Antonio, l’uomo con cui la madre intrattiene da tempo una nuova relazione e un sentimento, per mostrare a Silvia quanto gli uomini siano deboli e per farle capire che è giunto il momento di affrontare una volta per tutte il loro segreto.

Anna ha una scrittura secca, senza fronzoli, che descrive in poche righe sentimenti e situazioni. Ne ho un po’ risentito perché non ho trovato una particolare empatia con la storia e i suoi personaggi, ma il libro è un ottimo esordio anche per il punto di vista diverso che l’autrice usa per parlare di pedofilia. La descrizione degli abusi è, tranne che nel primo capitolo, sottintesa perché sono le conseguenze a riempire la scena, i rapporti tra le due donne a essere nucleo della narrazione. Riesce a insinuare molti dubbi nel lettore soprattutto per quanto riguarda la figura della nonna Adele, madre di lui, che forse sa ma non può rivelare e allora mette in guardia Silvia. L’autrice ha talento, conosce ciò di cui parla e con coraggio lo esprime, senza giudizi: mette il lettore davanti ai fatti. Possiamo incolpare Silvia per non aver voluto vedere? E Maria, la piccola lolita, la figlia ma femmina, con tutto il carico di sensualità che si porta dietro?

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Ringrazio Anna per la chiacchierata che ha ci ha regalato alla libreria iocisto di Napoli, ringrazio la Fazi e in particolare Cristina, ma soprattutto i partecipanti al BookClub che organizzo, perché mi seguono sempre con entusiasmo.

Chi ben comincia… il lunedì

Sogno raramente. E se mi capita, mi risveglio di soprassalto in un bagno di sudore. In questi casi, poi, mi abbandono nel letto e medito sul potere magico e inesorabile delle notti aspettando che il cuore si calmi. Da bambina, o da ragazza, non facevo sogni, né belli né brutti, è la vecchiaia che mi trasporta senza sosta un orrore impastato di detriti del passato, che mi travolge con la sua massa via via sempre più compatta, sempre più opprimente, un orrore più tragico di ogni esperienza reale perché le cose che vedo nell’incubo non le ho mai vissute sul serio. E mi risveglio urlando.

Chi ben comincia… il lunedì

I
Il canto dell’amputata

“Amor Omnia Vincit” – l’amore vince tutto – aveva scritto sulla copertina della cartelletta marrone, quella che contiene i tre quaderni; sopra, a lettere più grandi, in stampatello, c’era il titolo, LIBRO DELLE DOMANDE. Come se si dovessero testare due atteggiamenti: quello sopra energico, ottimista e del tutto neutrale, quello sotto fragile, cauto, quasi supplichevole. Come se avesse voluto dire: ecco il punto di partenza, può essere vero, ah, se solo fosse vero.

L’amore vince tutto. Si sa che non è così, ma comunque. Fa un po’ male al cuore leggerlo, ah, se solo fosse vero, se solo fosse vero. Il tono artificiosamente obiettivo e corretto, finché si spezza. Un quaderno giallo, uno nero – incompleto o censurato – e uno rosso. Insieme un Libro delle Domande, che parla di Blanche e Marie. Nient’altro.
Bisogna accettarlo.
L’amore vince tutto, come ipotesi di lavoro, o punto dolente più profondo.

Per Olov Enqist
Il libro di Blanche e Marie

Chi ben comincia… il lunedì

Il ventiquattro dicembre, per tutto il giorno, i figli del consigliere sanitario Stahlbaum non avevano assolutamente avuto il permesso di entrare nel salottino e tantomeno nell’attiguo salone. Fritz e Marie sedevano rannicchiati in un angolo della stanza sul retro; si era fatto buio e loro si sentivano venire i brividi perché, com’era tradizione la vigilia di Natale, non erano state accese le lampade.

Fritz bisbigliò in gran segreto alla sorellina (sette anni appena compiuti) di aver sentito, già dal primo mattino, voci, fruscii, colpetti nelle camere chiuse a chiave; poco prima un omino scuro aveva attraversato quatto quatto il corridoio con un grande scatolone sotto il braccio, e lui sapeva per certo che non poteva essere il padrino Drosselmeier.

Lo schiaccianoci

E.T.A Hoffmann – Roberto Innocenti (illustrazioni)

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Il signore dei racconti di Elena Mandolini

Fin dove ti spingeresti per ottenere ciò che desideri? Pur di vincere, cosa daresti in cambio? Giulio è un ragazzino di soli quattordici anni che si ritrova a dover rispondere a queste difficili domande. La sua passione è la lettura e nei temi non lo batte nessuno, ma in ogni altro campo è un disastro. Problematico e introverso, è vittima del bullismo dei compagni di classe e non riesce nello sport. Il suo unico sostegno è l’amico Carlo, che è tutto il suo opposto: bravo a scuola e una promessa del rugby. L’affetto dei genitori non lo aiuta e, anzi, gli fa sentire ogni giorno il peso della delusione. A seguito di uno strano terremoto che colpisce Roma, Giulio inizia a sentirsi osservato, anche quando è da solo in una stanza. Un Essere potente, che lui chiama Signore dei Racconti, ha deciso di aiutarlo e di cambiare le carte del suo destino. Niente, però, è davvero così semplice. Quale sarà il prezzo da pagare per modificare la sua vita? Si nasconde, forse, qualcosa di ben più grande, dietro tutto questo?

                                     ******
Roma tremò. Per la prima volta fu la Capitale l’epicentro di un terremoto il cui riverbero si estese ben oltre i confini del Lazio. Il singolare fenomeno, che partì dal centro della città, venne registrato attorno alle due e trentacinque della notte di un giovedì di febbraio. Poco prima dell’inizio del sisma, i gatti domestici si rintanarono sotto i letti e i randagi cercarono riparo in anfratti nascosti delle strade, mentre i cani guairono ed abbaiarono per la paura e, soprattutto, per avvertire gli umani che stava per succedere qualcosa di strano. In alcune zone di Roma saltò la corrente, le vecchie condutture e le fogne si danneggiarono irrimediabilmente, riversando nelle strade fiumi d’acqua. Molti rimasero feriti, altrettanti si spaventarono e qualche anziano morì d’infarto. L’aspetto più strano del terremoto che colpì Roma fu il rumore che fece il sisma. I più fantasiosi dissero che era stato come se la Terra si fosse fatta una grossa risata. Non sapevamo quanto fossero vicini alla realtà. Fu come un avvertimento. Erano passati cento anni.
 

Questa è la storia di Giulio.
Giulio è un ragazzino che frequenta la 3° media, vive a Roma ed ha un migliore amico, Carlo. L’amicizia che li lega è forte, ma la differenza tra i due porta ben presto ad un distacco.
Il nostro protagonista è una vittima di bullismo a scuola: labbra carnose, occhi a mandorla e lunghe ciglia nere. Come se non bastasse ama leggere e non è affatto portato per lo sport, anche a causa del suo fisico mingherlino. Carlo ha tutto da invidiare: i voti a scuola, le ragazzine che già gli vanno dietro ed un fisico atletico.
Nonostante la sua tenera età, Giulio ha una rabbia dentro che aspetta solo di esplodere. Odia essere deriso, non poter fare ciò che fanno gli altri maschi, deludere i suoi genitori… Ma è soprattutto invidioso del suo migliore amico.

Vi starete chiedendo il terremoto cosa c’entra in questa storia… La risata, quella grossa risata che molti pensarono di sentire durante il terremoto, era reale.
È la risata maligna di qualcuno in grado di cambiare totalmente la vita delle persone. Incontro casuale oppure no?
Sta di fatto che il Signore dei racconti, questo il nome dell’essere con cui Giulio si troverà costretto a stringere un patto, riuscirà a far raggiungere al protagonista i successi da lui tanto agognati.
Il messaggio di questo breve romanzo è tutto qui: qual è il prezzo da pagare per avere tutto ciò che si desidera? Giulio lo scoprirà soltanto alla fine, dopo una serie di traumi.
Non avrà il tempo di pentirsene.

La scrittrice Elena Mandolini racchiude in poche pagine, attraverso una storia semplice, un messaggio molto importante. Chi non desidererebbe cambiare la propria vita, o parte di essa! Che voi crediate o no al fatto che la nostra vita sia già stata scritta, riflettete bene su quanto l’invidia sia un sentimento pericoloso. Io sono dell’idea che nulla sia stato già deciso e dunque spessa a noi farci valere, impegnarci, essere quello che vogliamo. Attenzione però ai mezzi utilizzati per raggiungere l’obiettivo.
Qualche parere tecnico: è presente qualche refuso, ma niente di grave. Lo stile è molto semplice, così come la storia narrata. Sicuramente quello che vuol comunicare la scrittrice è importante, ma la storia non mi ha coinvolta particolarmente. Da prenderla come una piccola favola con una morale. Consigliato anche agli adolescenti.