Cittadini di serie/Cittadinanza in vendita

“Il nostro paese è il mondo e la cittadinanza l’umanità intera.”
WILLIAM LLOYD GARRISON

Avete mai pensato a cosa significhi cittadinanza? A cosa comporti essere italiani, europei? È un concetto di cui possiamo conoscere la definizione tecnica ma, nel pratico, almeno io, non saprei spiegare cosa voglia dire sentirsi parte di qualcosa di così grande e che comprenda tante persone diverse dalla propria cerchia.

Edwars Said disse: “Ancora non sono riuscito a capire cosa voglia dire amare un paese.” È la condizione di chi non ha radici, non ha una patria. Ma noi il nostro paese lo amiamo davvero? E non parlo di lavorarci, o viverci, o lamentarsi di tutte le brutture da cui è colpito, che è quello che oggi fa la maggior parte di noi. Qui si tratta di essere cittadino, sentire il paese come la propria casa, difenderlo a ogni costo.

Edward Said non poteva amare e, come lui, tantissime persone nel mondo che vivono e lavorano in un paese ma non ne fanno ufficialmente parte: gli apolidi. La giornalista Atossa Araxia Abrahamian, nel suo saggio, parte dalla sua condizione di cittadina del mondo, senza patria né madrepatria, una condizione che la faceva sentire libera e privilegiata, senza barriere e limiti, per cercare di mettere luce su cosa sia, oggi, davvero la tanto agognata “cittadinanza globale” e quanto questo legame che tanto viene decantato tra cittadino e Stato sia cambiato.

“Cittadinanza in vendita”, pubblicato da “La nuova frontiera” con traduzione di Angela Ricci, non è un titolo scelto per destare curiosità, qui si parla di vero e proprio business di passaporti, di vendita e di guadagno di cifre inimmaginabili. La vendita di cui si parla va in due direzioni: abbiamo, da una parte, quella che riguarda i passaporti che i ricchi acquistano per avere facilitazioni di spostamenti nel mondo e quindi per i propri affari, e poi la compravendita di passaporti da parte di alcuni paesi per risolvere il problema degli apolidi. Uno dei casi più eclatanti e di cui si parla nel libro riguarda gli Emirati Arabi che, per risolvere la questione bidoons, decidono di acquistare per loro la cittadinanza cormoriana: isole sconosciute ai più, vero paradiso terrestre ma completamente abbandonate a se stesse. E in cambio? Investimenti nelle isole per raggiungere un grado di civiltà adeguato prima, e farle diventare una meta turistica poi. Un guadagno per entrambe le realtà si potrebbe pensare… sicuramente per chi ne ha fatto un lavoro e un business, e per l’1% della popolazione che può arricchirsi.

Comoros-CIA_WFB_Map_(09)

E se ci soffermassimo, invece, a riflettere su cosa significhi tutto questo per i bidoons? Immaginate di essere rifiutati dal paese in cui vivete e lavorate, magari anche al servizio dello Stato, e un giorno vi ritrovate cittadini di un posto che non individuate neanche sulla cartina, senza avere alcun diritto su quel luogo e senza neanche doverci vivere, o visitarlo per conoscenza. È una presa in giro, per dirlo in parole povere. Però hanno una cittadinanza riconosciuta. Però non hanno diritti. E la libertà di circolazione in un mondo in cui esiste una gerarchia di passaporti, alcuni dei quali ti rendono facile l’accesso a tantissimi paesi e altri sono di classe B o C?

Il mondo è nelle mani dell’1% della popolazione. È per i cittadini di serie A, con denaro e credenziali adeguate. Io immagino già un mondo chiuso solo per loro, perfetto, e i problemi degli altri rimangono degli altri.

Annunci

Quanta, quanta guerra…

7434772_2043215

Mercè Rodoreda non la conoscevo. Grazie alla casa editrice ho potuto scoprirla nella sua ultima prova letteraria, scelta da me anche per la sobrietà della copertina, che sembrava fare contrasto con la trama. Mi aspettavo di trovarla la guerra, di leggere di morti, di sangue con un linguaggio più crudo e realistico. Invece ho dovuto rileggerlo il libro per assorbirlo meglio.

Rodoreda, come dirà nel prologo, ha scelto di lasciarla sullo sfondo questa guerra che accompagnerà il protagonista, un ragazzino di nome Adrià, che decide di fuggire dalla sua casa dopo la morte delle sorelle, per conoscere il mondo che è al di fuori del suo paese. Un bambino che non conosce cosa c’è davvero fuori ma che ha voglia di scoprirlo, spesso a proprie spese. «Adrià Guinart è l’antieroe. Mi è venuto così. forse perché non credo molto agli eroi; ovvero, anche se ci sarà sempre, da qualche parte, un atto di eroismo, penso che l’eroe o è un uomo in preda al panico che reagiste per salvarsi da un pericolo o è un pover’uomo che ha bisogno di realizzarsi, di compensare la propria mediocrità. Gli eroi antichi erano stati bambini non voluti e abbandonati per evitare che si avverassero i disastri annunciati per loro dagli dèi.» 

Adrià decide di andare in guerra e parte con dei ragazzini più grandi, ma ben presto lo troveremo vagare da “disertore”. Il libro si dipana attraverso singoli episodi, narrano di incontri e di sensazioni e non c’è una vera trama. Il senso di desolazione e di miseria si percepisce da piccole cose, frasi, sensazioni, paesaggi e in particolare dai personaggi che il protagonista incontra: alcuni gentili e ospitali, altri crudeli. Rodoreda riesce anche a parlare di amore in questo libro, quello delicato dei bambini, in mezzo a uomini feriti, impiccati e corpi che galleggiano nel fiume. Ciò che maggiormente risalta è il linguaggio, lo stile dell’autrice: sembra di essere sospesi in uno stato di dormiveglia, in un mondo parallelo infestato da strane persone. Una favola dai tratti neri.
«Tanti occhi dolci, tanti occhi tristi, tanti occhi sorpresi, tanti occhi disperati.»

merce_rodoreda_mail

Libri nei libri: All’interno del testo l’autrice fa riferimento a un famoso libro di Jan Potocki da cui è stato tratto anche un film, Manoscritto trovato a Saragozza, del regista polacco Hans. “Uno dei film più originali, più poetici, più straordinariamente fuori dal comune che avessi mai visto.”
Altri testi citati sono: Nella colonia penale di Franz Kafka, Abele e Caino di Charles Baudelaire e Messa sul mondo di Teilhard de Chardin.