La città dell’amore/Cagliari e Grazia Deledda

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Grazia Deledda, prima donna Premio Nobel per la Letteratura, conosciuta soprattutto per il romanzo “Canne al vento”, è nata a Nuoro, in Sardegna. La sua terrà è stata una continua fonte di ispirazione per la sua attività di scrittrice, tanto che collaborò con Angelo de Gubernatis alla Rivista delle tradizioni popolari italiane, dedicando un suo saggio a quelle di Nuoro.

Collaborò con diverse riviste pubblicando principalmente novelle, quindi fu sempre scrittrice e non giornalista, dall’età di 17 anni. Il primo libro lo scrisse, invece, a 13 anni: novelle per ragazzi che furono pubblicate da un editore per la cifra di 50 lire.

Gli anni romani furono i più importanti per Grazia Deledda: vi si trasferì nel 1900 col marito Palmiro Madesani, fresca di matrimonio, e fu il suo vero lancio nella carriera letteraria. Ma la Sardegna?

Fu a Cagliari dall’ottobre 1899 al marzo 1900 per una collaborazione con la rivista femminile “La Donna Sarda” ed è lì che apparve un suo scritto dal titolo “Cagliari” che Luce Spano ripropone in questa sua particolare guida della città, insieme “La voce del mare”, “Il velo azzurro” e delle schede di approfondimento sui luoghi che la Deledda ha incontrato nelle sue passeggiate, ricchi di aneddoti, storia e descrizioni che possono accompagnarvi in un tour sicuramente particolare.

Siamo alla fine dell’Ottocento: tutto ciò che Grazia Deledda possedeva erano ventinove anni, un carattere impegnativo, un cuore più volte spezzato e l’ambizione tenace di andare a Roma per diventare scrittrice.

Grazia Deledda fu ospite di Maria Manca in quella che oggi è via San Lucifero 65; casa Cappai, o Saggiante, non esiste più in quanto venne danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e poi demolita. Una targa ricorda il soggiorno della scrittrice.

20180810_193716Lasciandosi trasportare dai percorsi scelti da Luce Spano e, quindi, da Grazia Deledda attraverso la storia, le tradizioni e i colori di Cagliari scopriamo che è la città dell’amore:

Un tipo interessante si incontra spesso nelle vie di Cagliari; l’uomo pilastro, cioè, l’innamorato che per ore resta sulla via, col volto in su, ragionando con la sua bella, che spesso sta al terzo o magari al quarto piano. A questa rispettabile distanza, senza preoccuparsi dei passanti, che del resto tollerano l’uso, i due innamorati hanno l’abilità di tenere dolci colloqui muti e parlati.

I fidanzati, sorvegliati speciali da parte delle famiglie, avevano un codice che consisteva in un abile gioco di sguardi che, negli anni Venti del secolo scorso, era detto amore ogu (amore dellocchio).

 

Cagliari ritorna in altri suoi scritti come “Cenere” e “Cosima”, in cui protagonista è anche il mare:

una grande spada luccicante messa ai piedi di una scogliera come in segno che lisola era stata tagliata dal Continente e tale doveva restare per leternità.

Il mare torna con forza in “Il velo azzurro”, uscito nel 1911: con le 50 lire del suo primo libro pubblicato, di cui in “La città dell’amore” troviamo un divertente aneddoto, comprò una Bibbia e un velo, appunto, azzurro che portò con sé fino al giorno in cui lasciò Cagliari col marito, portato via dal vento fino a cadere in mare.

…i miei due bambini giocano sulla spiaggia e i loro gridi di gioia si fondono con la voce delle onde; e il mare che par si avanzi con desiderio ad accarezzare i loro piedini mi sembra ancora il mio velo azzurro increspato dal vento dei sogno.

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