Nati sotto una cattiva stella/Mapocho

La morte è una menzogna, Fausto.
Mi sono strappato gli occhi eppure vedo ancora.
Non c’è via d’uscita, sono fregato.

Nascere a Santiago, nel sud del mondo, significa nascere sfigati. La Bionda lo sa, ricorda quando la nonna, con i suoi gatti, pregava la vergine ma questa era sempre girata dall’altra parte, offriva loro il suo sedere liscio e pallido. Erano sulla riva sbagliata del Mapocho, ancora più maledetti. Lei, l’Indio, Fausto e la Madre. Segnati.

Arrivano momenti della vita in cui l’unica decisione da prendere è quella di scappare, di lasciare la grande casa nel Quartiere, la nonna con i gatti e il marito, perché i figli hanno diritto a una speranza. Ma i ricordi non ti abbandonano neanche se continui a fuggire sempre più lontano, i ricordi e le delusioni sono un bagaglio costante di ferite che si rimarginano ma che hanno bisogno di un nulla per riaprirsi e bruciare. I due ragazzi vivranno in una casa su una spiaggia, lontano dalla loro patria, cresceranno con una bugia, con una morte nel cuore. Ma la morte è una menzogna, come la Storia.

“Le menzogne si costruiscono con le parole. Escono da una bocca indecente ed essendo fatte di lettere prendono vita nel momento in cui vengono pronunciate. Le menzogne hanno ali e volano come un avvoltoio, girano sulla carogna e si nutrono di quelli che non hanno anima, di quelli che non sanno, che non vedono o non vogliono vedere. Le menzogne ingannano. […]”

Lo inizio con curiosità e perplessità questo viaggio sul Mapocho, lasciandomi trasportare dalle sue acque torbide stesa in una bara, scorgendo a ogni curva pezzi di Storia e storie, reali o immaginate, simboliche, che roteano in una confusione impazzita nel tentativo di darsi un senso logico.

Nona Fernandez qui è al suo esordio di narratrice e spiazza tutti con una linguaggio ai limiti del volgare in alcuni casi, rendendo perfettamente la condizione di chi vive in un posto come Santiago, specialmente sotto la dittatura di Pinochet, e uno stile vorticoso, come se si trattasse di pensieri lasciati a briglia sciolta che si muovono a volte più lenti, altre volte con più velocità, seguendo le andature dell’acqua del Mapocho. I personaggi sono morti, ma appaiono perfettamente vivi, vividi, sofferenti. Ognuno ha la sua storia da raccontare, che si intreccia nella storia di un paese deturpato: la Fernandez racconta questa violenza attraverso poche frasi, riflessioni del singolo che riflettono quelle di un popolo, la rilegge raccontando quelle che possono sembrare leggende e fiabe inventate ma che rappresentano perfettamente il tracollo che ne è conseguito.
Ritroviamo personaggi e fatti che non conservano il proprio nome, ma sono riconoscibilissimi: il Colonnello che si impone con la forza e che spazza via qualsiasi differenza, per fare pulizia, o l’incendio dello stadio che nella realtà è stato un campo di prigionia per molto tempo. Non c’è scampo agli orrori, neanche i morti hanno pace a Santiago del Cile, il fiume putrido li rigetta ai suoi carnefici.

Ma la Storia qui non è solo una rivisitazione dal punto di vista dell’autrice: fa parte di quelle parole menzognere che ingannano. Trovo questo punto di grande attualità e importanza, quasi il vero senso del testo tutto: la storia ufficiale non è veritiera, non è reale. Fausto, il padre, inventore di storie per i bambini del Quartiere in tempi di luce, verrà sequestrato dai militari e costretto a riscrivere la storia del paese secondo le regole del regime, cancellando i punti più bui e oscuri e falsando la realtà. Che possibilità di redenzione può sperare chi è complice di un tale sfregio? Quale destino per una città il cui passato è stato cancellato?

“Tutto ciò che non ha trovato spazio nei volumi della biblioteca giace a terra tra polvere e sporco. Per tanto tempo Fausto ha conservato questi testi come una sorta di garanzia. Finché i suoi appunti fossero esistiti, una parte dell’uomo che era stato avrebbe vissuto dentro di essi.”

Io la vedo ancora la Bionda camminare per quelle strade così diverse, con una ferita alla testa da cui escono schegge e ricordi. Sento la sua confusione, i momenti di lucidità e di perdita di senso. Li vedo quegli strani personaggi aggirarsi come fantasmi e sento la presenza dell’Indio, sempre nascosto dietro i cespugli a prendersi cura di lei da lontano, anche nella morte, anche nel proibito di un amore maledetto.

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Collana: gran vía original
Titolo originale: Mapocho
Traduzione di: Stefania Marinoni
ISBN: 978-88-95492-44-5
Pagine: 212
Prima edizione: marzo 2017
Formati: brossura
Prezzo: 16,00 €

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