La Cina attraverso gli occhi di un bambino

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«Da bravo, figlio mio, ripeti: “Mao Zhuxi wansui!” Per cominciare, dì solo “presidente Mao”: Mao… Zhu… xi!»
«Ma… Ma… Susi???»
«No! Hai sbagliato già dal primo carattere! Non è “ma”, è “Mao”… Su, concentrati e ripeti con me: “Mao Zhu xi”!»
«Ma… Ma… Papà?!»
«Ma no! Non ti ho detto di dire “papà”… ma “Mao Zhuxi”!
Razza di idiota!»

 

 

La storia inizia il 13 ottobre 1950. Mao Zedong era da poco salito al potere quando il segretario Li prenderà in sposa Xiao Tao, di 8 anni più piccola di lui.

Nel 1955 nascerà Xiao Li, la voce di questa storia. Sin dall’inizio ci si rende conto di quanto la figura di Mao si sia imposta nella società cinese. Il Grande Timoniere viene adorato al pari di una divinità; nonostante le delusioni e le enormi difficoltà a cui il popolo cinese sarà costretto, l’amore e la devozione per Mao sarà sempre forte.

Durante il racconto Xiao Li ci porterà a guardare con i suoi occhi di bambino le conseguenze del “Grande balzo in avanti” che aveva l’obiettivo di «superare la produzione di acciaio inglese e raggiungere quella americana» ma che metterà la Cina in ginocchio per la carestia. Milioni di persone morirono in quegli anni.

…L’amore materno e paterno non vale l’amore del presidente Mao…

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Nel 1966 Xiao Li aveva 11 anni. Non comprendeva ancora molte delle cose che accadevano nel mondo ma seguiva ciecamente le direttive del grande Mao. Il ’66 è l’anno del celebre “libretto rosso” che conteneva tutto quello che Mao andava predicando. Fu chiesto ai bambini di impararlo a memoria, nelle scuole venivano organizzate delle competizioni sulla conoscenza di queste citazioni. «A quell’età la mente è malleabile: quello che vi imprimi ci resta a lungo. A tal punto che ancora oggi, a distanza di 40 anni, posso intonare senza difficoltà le decine di canzoni contenute nel mio “Yu Lu”.»

Così come non si può smettere di voler bene ai propri genitori, quali che siano i loro sbagli, noi non riuscivamo a contenere il nostro amore per il presidente Mao. Nonostante le delusioni, i disastri e i morti, la venerazione che nutrivamo per lui raggiunse il massimo proprio allora. Le sue citazioni apparivano ovunque, così come le sue poesie e le sue opere di calligrafia…
I libretti rossi si contavano a centinaia di milioni, spille e medaglioni a migliaia di tonnellate. Manifesti, dipinti, affreschi e ritratti erano come un oceano rosso.

È stato proprio questo a coinvolgermi e spaventarmi di più durante la lettura. Tutti credono ciecamente in Mao, anche quando non hanno più di che nutrirsi. Non viene mai messa in discussione la sua figura. La partecipazione alle “grande rivoluzione culturale proletaria” dei bambini è, per me, quasi incomprensibile. Conosco poco quel paese, sono nata e vivo in un momento storico profondamente diverso, e la perdita di innocenza e di “umanità” mi lascia molto perplessa.

«I giovani devono criticare i quadri che operano sulla via della restaurazione del capitalismo, i Kruscev cinesi e i loro complici.» Queste parole del presidente Mao scatenarono ancora più energie: il cielo si riempì di pettegolezzi e i muri delle strade di “dazibao*”. Quei manifesti, che davano modo a chiunque di esprimere liberamente critiche sui propri vicini, rappresentarono probabilmente la forma di espressione più libera e più aperta mai usata in Cina. I danni che produssero furono considerevoli.

Mi ha sbigottita la capacità dei ragazzini di denunciare i loro compagni, gli insegnanti, pur di compiacere Mao. Leggere della loro voglia di combattere, di crearsi una squadra da comandare l’ho ritrovata in un altro libro, “Derive”; si sentono grandi, potenti senza comprendere appieno che non si tratta di un gioco.

Come tanti, non capivo più nulla di quello che stava succedendo. Regnava la discordia. Erano tutti pronti a farsi a pezzi per qualche frase enigmatica pronunciata a migliaia di chilometri da casa mia, da persone che non conoscevo e che il presidente Mao non riusciva a far tacere. I pugni alzati avevano lasciato il posto ai coltelli da macellaio, che dovevano ormai arretrare di fronte ai fucili e ai cannoni. L’anarchia si stava trasformando in guerra civile. Cominciai a vedere i primi cadaveri, gente squartata, con le budella di fuori…

Anche Xiao Li deciderà di diventare un soldato. Metterà al servizio dell’esercito la sua capacità nel disegnare Mao fino a diventare un membro del genio specializzato nella manutenzione delle strade. Rimarrà lontano da casa per 7 anni.

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Una vita cinese. Il tempo del padre” è il primo di tre volumi scritti da Li Kunwu e disegnati da Philippe Ôtié. È una graphic novel autobiografica. Li Kunwu è stato per molti anni disegnatore al servizio del partito ed è riuscito a creare un’opera potente, distruttiva, emozionante. È una storia profondamente intima e dolorosa; i suoi occhi di bambino riescono a trascinare il lettore nei grandi errori della storia, nella violenza che scaturisce anche dal tratto espressionista e caricaturale dei disegni. La figura del padre è sicuramente centrale: da segretario del partito, verrà tradito e mandato in un campo rieducativo, lontano della famiglia. La storia terminerà con la morte di Mao Zedong in una Cina profondamente cambiata.

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