Nuove storie da assaporare #2

Buonasera cari lettori! Prima di andare a leggere, ho deciso di pubblicare la seconda puntata della rubrica dedicata ai nuovi arrivi della mia libreria. Sono sempre arrivi del mese di maggio che non ho potuto pubblicare prima.

Iniziamo con un bel regalo! Non so quanti di voi abbiano seguito Masterpiece. Raffaella Silvestri è stata la finalista del programma. Mi ha regalato il suo libro, compreso di dedica, e vuole una recensione da me! Sono davvero felice 😀

Titolo: La distanza da Helsinki
Autore: Raffaella Silvestri
Editore: Bompiani
Pagine: 240

Prezzo: 12,90 €

Sinossi:
Quando si diventa davvero grandi? Quanto coraggio ci vuole per fare il grande passo e uscire dall’adolescenza una volta per tutte? Viola e Kimi hanno quindici anni, e non lo sanno ancora. Lei è italiana, lui finlandese. Lei socievole e intraprendente, lui con gli occhi fissi sul libro che sta leggendo, come se il mondo intorno non ci fosse. Entrambi hanno un segreto che li rende molto diversi dagli altri. Viola ha perso la madre, Kimi è affetto da una indefinibile forma di autismo. Lei non vuole, o meglio, non vorrebbe che quello che le è successo condizionasse la sua vita, lui percepisce la realtà soltanto attraverso le note di un pianoforte. Si incontrano a un corso d’inglese a Londra, e da quel momento, ogni anno, a luglio, si incontreranno attraverso l’Europa, mentre la vita scorre loro accanto. Fino a quando, quindici anni dopo il primo incontro, entrambi riceveranno un invito che li porterà a prendere un’altra decisione, che cambierà per sempre le loro vite.

Un romanzo sulla necessità e la voglia di crescere. Un romanzo sulle occasioni che la vita ci offre, e non sempre riusciamo a cogliere, ma anche un richiamo all’autenticità, all’intensità che i protagonisti devono affrontare. E soprattutto, un romanzo sul coraggio e sulle prove che bisogna superare per poter dire di essere veramente vivi.


Questo invece me lo ha regalato lo scrittore, mio amico e collega di Università, il giorno della nostra Laurea.
L’ho presentato già sul blog, qui.

Autore: Andrea Cardinale
Titolo: Io e me alla ricerca del treno
Genere: Biografia epistolare
Editore: Self-publishing
Pagine: 120
Prezzo: 11,50 € (cartaceo) – 2,99 € (ebook)

Questo è un piccolo pensiero di mia madre. È stato il mio primo libro, ma dato che non si trovava più in casa, ha deciso di regalarmelo! 😀

Titolo: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
Autore: Luis Sepùlveda
Editore: Salani
Pagine: 128
Prezzo: 10,00 €


Sinossi:
I gabbiani sorvolano la foce dell’Elba, nel mare del Nord. “Banco di aringhe a sinistra” stride il gabbiano di vedetta e Kengah si tuffa. Ma quando riemerge, il mare è una distesa di petrolio. A stento spicca il volo, raggiunge la terra ferma, ma poi stremata precipita su un balcone di Amburgo. C’è un micio nero di nome Zorba su quel balcone, un grosso gatto cui la gabbiana morente affida l’uovo che sta per deporre, non prima di aver ottenuto dal gatto solenni promesse: che lo coverà amorevolmente, che non si mangerà il piccolo e che, soprattutto, gli insegnerà a volare. E se per mantenere le prime due promesse sarà sufficiente l’amore materno di Zorba, per la terza ci vorrà una grande idea e l’aiuto di tutti…

Questo romanzo invece sono riuscita a vincerlo insieme a Melchi, che sto ancora aspettando 😦

Titolo: Nero paradiso
Autore: Andrea Esposito
Editore: Graus
Pagine: 512
Prezzo: 15,00 €

Sinossi:
Anni ’90, ex Jugoslavia, Guerra nei Balcani: Un gruppo di periti dell’Esercito Italiano si ritrova “ad avere un posto in prima fila all’inferno”, dopo essere stato catturato dalle tigri di Arkan. 
Paesino del Cilento oggi: Billy Montella, giovane imprenditore salernitano, vinto il reality “Playboy”, si ritrova all’apice del successo e della fama.
Un moderno “Mangiafuoco” manovra i protagonisti delle due vicende che scorrono davanti agli occhi del lettore, così come nella favola di Collodi, intrecciando i fili e i loro 
destini. Soltanto il Commissario Senese e i membri dell’UCS – già protagonisti de Il paese nasconde – potranno tagliare i fili e sciogliere la matassa, perché c’è “un momento in ogni indagine nel quale i pezzi iniziano improvvisamente ad andare al loro posto”.

E, per finire, uno dei miei libri preferiti vinto grazie al blog “Un buon libro non finisce mai”. Fa già parte della mia libreria, in edizione illustrata, ma non conoscevo il premio!

Titolo: L’ombra del vento
Autore: Carlos Ruiz Zafón
Editore: Mondadori
Pagine: 439
Prezzo: 18,00 €


Sinossi:
Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all’oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell’anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

Salone del Libro 2014

Eccomi a parlarvi della mia prima volta al Salone del Libro di Torino! 
Iniziamo col dire che il viaggio in treno è stato sfiancante! Cinque ore, ma io odio star ferma troppo tempo e in uno spazio così stretto. Tra puntate di Shameless e botte di sonno… Torino!

Ho messo piede al Salone sabato 10. Ero felice di poter partecipare e di essere circondata da libri!! Dopo uno slalom tra la gente, eccomi in fila per Ildefonso Falcones! Era presente anche Marco Buticchi che, perdonate l’ignoranza, non conoscevo. Questo è ciò che ho di quel momento.

Domenica 11 ho avuto il piacere di conoscere Lorenzo Sartori, intervista e recensione, e i ragazzi della Nativi Digitali! 
Ho fatto un bel giro per gli stand poiché è stato impossibile partecipare alla presentazione di “Splendore” di Margaret Mazzantini. 
Tantissimi stand, pieni di libri! Purtroppo non sono rimasta molto entusiasta di questa esperienza. Gli stand delle grandi erano pieni di gente, quelli delle piccole case editrici invece erano vuoti e messi quasi in disparte. Non è, secondo me, il posto giusto per farsi conoscere e per emergere a meno che la gente non vada lì conoscendo già queste piccole realtà. 
Altro tasto dolente insieme alla moltitudine di persone che ha reso impossibile godersi le presentazioni, sono gli sconti. Bassissimi o inesistenti! Solo libraccio offriva ottimi sconti, ma è stato quasi impossibile entrare.
Dopo queste breve impressioni vi presento le mie entrate! Sono un libro, quello della Sur, l’ho comprato al Salone!

Che ne pensate voi invece del Salone del Libro? E dei miei acquisti? 😀

Recensione: Tutti gli amici di Anna

Una piccola recensione per un racconto molto significativo! Ringrazio la casa editrice Scrittura&Scritture per avermi dato l’opportunità di leggerlo. Lo consiglio 🙂


Titolo: Tutti gli amici di Anna
Autore: Enrico Pennino
Editore: Scrittura & Scritture
Collana: I minuti
Pagine: 76
Prezzo: 8,00 €

Sinossi:
Dieci anni sono trascorsi dal giorno in cui Anna ha visto i suoi multietnici compagni di scuola: la pelle scura e i capelli crespi di Khaled, gli occhi a mandorla di Lin, il rumeno Daniel. 
In tutto questo tempo le loro strade non si sono più incrociate e Anna è stata lontana dal suo paesino di provincia, per lei sempre troppo stretto e culturalmente limitativo, preferendo la cosmopolita Roma.
Il ritorno al paese, il rincontrare Khaled, una muta richiesta di aiuto portano Anna a confrontarsi con se stessa e con le sue convinzioni. 
Tutti gli amici di Anna è un racconto che attraversa il senso profondo dell’amicizia e della solidarietà, per scardinare barriere culturali e pregiudizi di cui, in un modo o nell’altro, tutti siamo, o siamo stati, vittime o artefici.
Torna così alla scrittura Enrico Pennino.

Da 38 anni impegnato a capire e comunicare, decide quasi subito di optare per l’immagine. La lunga esperienza nel campo della pubblicità gli ha insegnato che per abbattere le barriere culturali è necessario trovare un linguaggio universale fatto di suggestioni, emozioni e colori.
Come docente di progettazione grafica cerca di trasmettere ai giovani che ereditano questo terzo millennio pieno di problemi la consapevolezza che esistono molteplici opportunità e campi d’intervento. Sullo sfondo la sua Napoli, la provincia dove é cresciuto e dove vive, vicina e lontana a quel mondo che ha attraversato e che lo spinge a raccontare irripetibili storie di vita.

RECENSIONE

«Per qualche giorno continuai a pensare alla storia di Lin e Khaled provando anche un senso di colpa per come, qualche anno prima, avevo giudicato i rapporti interrazziali tra immigrati. Da adolescente avevo spesso ironizzato con le amiche sulla nascita di nuove razze, bizzarre perché mettevano insieme etnie che si trovavano geograficamente agli antipodi»

Anna è una ragazza come tante, come me. Nata e cresciuta in un paesino di provincia, con tanti amici di diverse nazionalità, ben presto sente il bisogno di andare via, di “cambiare aria”, di spogliarsi dell’etichetta di “ragazza di paese”. Roma diventa la sua seconda casa per cinque lunghi anni universitari; la grande metropoli, la capitale. Un mondo a parte per una abituata ai ritmi lenti della campagna.

Tornare alle origini è, per Anna, un momento di importante crescita.
Grazie all’incontro con vecchi compagni di scuola e al tentativo di salvare la famiglia di Lin, Khaled ed il loro bambino, cresce in lei un forte senso di amicizia che va oltre qualsiasi pregiudizio; la consapevolezza che non esista alcuna barriera tra noi e gli altri, nessuna etichetta che spesso la società impone, di natura sociale, razziale o sessuale che sia, e che «certi confini esistono sono nella mente della gente».

L’opera di Enrico Pennino è perfetta nella sua brevità. Il racconto è scritto con un linguaggio universale, sia per quanto riguarda il lessico, sia per l’essere riuscito a trattare un tema attuale e profondo con semplicità, senza cadere mai nel banale, nel già detto. 
Un racconto che fa sorridere e riflettere. Da leggere e conservare.
Voto: ★★★★

Recensione: Diario delle solitudini

Finalmente una nuova recensione! Non ero sicura del mio giudizio, ma alla fine mi sono lasciata trasportare dai miei pensieri. Anche se breve, spero che la recensione sia esaustiva. 


Titolo: Diario delle solitudini
Autore: Fausta Garavini
Editore: Bompiani
Collana: Letteraria italiana
Pagine: 182
Prezzo: 15,50 €

Sinossi:
Un fotoreporter che ha subìto un grave incidente, per ritrovare il proprio equilibrio ha preso in affitto una antica villa in mezzo alla laguna, visitato saltuariamente dall’unico suo contatto con il mondo, Norberto.
Ben presto, però, la grande casa in cui si trova a vivere da solo, comincia ad animarsi e ad animare il suo desiderio di conoscerne la storia e la storia di chi l’ha abitata. Osserva le tracce del passato, quadri, suppellettili, mobili, e scopre lettere, fotografie, ritagli di giornale, in cui si riaffaccia la vicenda di una famiglia investita dal destino: Rodolfo, sposato ad Amanda e padre di Alvise; e Gualtiero, sposato a Matilde e padre di Lavinia. Rodolfo è un imprenditore, un Cavaliere, mentre Gualtiero è un artista. Le loro voci, e quelle delle mogli e dei figli, gettano il curioso abitante della misteriosa casa avvolta nelle brume in un passato lontano, dove si avvertono i rintocchi della storia del Novecento, le pulsioni di giovani cuori colmi di speranze e delusioni, amori e tradimenti.
E tra quelle voci e quelle storie lo colpisce e lo affascina quella dell’amore tra Lavinia e il giovane Alvise, la cui tomba, incongruamente, è assente dal piccolo cimitero di famiglia.
È Norberto a custodire il mistero di quell’assenza e di quell’amore che neppure il Diario delle solitudini può rivelargli.

Fausta Garavini, studiosa di letteratura francese e occitanica, traduttrice e scrittrice, ha insegnato alla Facoltà di Lettere di Firenze. È autrice della traduzione integrale dei Saggi di Montaigne (1966, nuova edizione Bompiani 2012) e di numerosi lavori critici fra cui L’Empèri dóu Soulèu (1967), I sette colori del romanzo (1973), Il paese delle finzioni (1978), La casa dei giochi (1980), Parigi e provincia (1990), Mostri e chimere (1991). Redattrice di “Paragone-Letteratura” dal 1972, ha pubblicato diversi racconti in rivista. Fra i suoi romanzi, Gli occhi dei pavoni (1979), Diletta Costanza (1996), Uffizio delle tenebre (1998), In nome dell’Imperatore (2008). Presso Bompiani ha pubblicato Diario delle solitudini (2011) e Storie di donne (2012).

Recensione

«Cercare di possedere la casa d’altri è quasi cercare di possederne l’anima, alla lunga una casa prende la fisionomia e forse il pensiero di chi ci viveva».

Una grande e antica casa abbandonata, circondata dal verde e da una piccola isoletta, un uomo, solo, ed un segreto.
Inizio ideale per un classico thriller ricco di suspense, di colpi di scena e morti misteriose.
In realtà il libro che presento, oltre all’ambientazione, non ha niente a che vedere col genere. È la storia di una famiglia, della famiglia che ha abitato la casa, la “Turchina”.

La narrazione è divisa in due parti. Durante la lettura, però, ho trovato delle differenze importanti che mi spingono a considerare la storia suddivisa in tre parti. All’inizio il protagonista, il fotoreporter, cerca in tutti i modi di non pensare al passato, all’incidente, a ciò che lo ha portato alla Turchina costringendosi a tenere un diario per occupare la mente, mentre nella seconda parte è come se prendesse consapevolezza degli eventi, li accettasse e, di conseguenza, li lasciasse uscire liberamente dalla sua memoria per affrontarli, affrontare il dolore. «Do l’impressione di essere imprigionato, murato dentro il mio io, dietro una maschera che mi separa dall’esterno». 
Il vero punto focale del libro, però, è la storia dei personaggi che hanno abitato la casa: facciamo la conoscenza di Gualtiero, Rodolfo, Alvise, Amanda, Matilde e Lavinia. 
Ben presto il protagonista, di cui abbiamo solo alcuni elementi fisici, sente un richiamo, un forte desiderio di conoscere, sapere. Osserva con scrupolosa attenzione i mobili, i quadri, la luce che penetra dalle finestre. Cerca qualsiasi cosa che possa raccontargli della famiglia, della loro storia. Si sente parte di loro, si immedesima con Alvise, soffre per la storia d’amore tra Alvise e Lavinia, rivede suo padre nella figura di Rodolfo. Inventa una storia. La scrittrice ci riporta, nella parte centrale del libro, alcuni pensieri dei diversi personaggi, per farceli conoscere davvero, per riportarci in un tempo passato che diversamente potremmo conoscere. E come il fotoreporter, anche noi tentiamo di rimettere insieme i pezzi di un puzzle.
Il finale non è stato dei migliori: da una parte mi è sembrato banale e dall’altra mi ha dato l’idea di un qualcosa di non finito, di un dubbio non risolto.
Nonostante la bravura della Garavini nel descrivere l’ambientazione e gli stati d’animo, in modo eccessivo in alcuni casi, e tralasciando il suo stile troppo articolato, vicino, secondo me, alla poesia, la storia non mi ha coinvolta molto. Non mi è chiaro l’intento dell’autrice; l’opera mi appare come un insieme di generi: gotico, romantico, storico, introspettivo, purtroppo mal amalgamati tra di loro.  
Voto: ★★

Che ne pensate? Qualcuno lo ha letto? 🙂

Recensione: Il richiamo del cuculo

Bonsoir! Anche la curiosità di questo romanzo è stata soddisfatta! Non ho ancora deciso quale sarà il prossimo libro che leggerò e recensirò, mi farò guidare dall’istinto. Buona lettura.


Autore: Robert Galbraith pseudonimo di J.K Rowling
Titolo: Il richiamo del cuculo
Pagine: 464
Editore: Salani
Prezzo: 16,90

Sinossi:

Il primo caso per Cormoran Strike in questo romanzo di esordio di Robert Galbraith, pseudonimo di J.K. Rowling, autrice della serie di Harry Potter e de “Il seggio vacante”. Londra. È notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all’ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l’ha schiacciata.
Joanne Rowling, nata a Yate il 31 luglio 1965, è una scrittrice britannica. La sua fama è legata alla serie di romanzi di Harry Potter, che ha scritto firmandosi con lo pseudonimo J. K. Rowling (in cui “K” sta per Kathleen, nome della nonna paterna), motivo per cui la scrittrice è spesso indicata impropriamente come Joanne Kathleen Rowling. In seguito al suo matrimonio del 2001 il suo nome legale è Joanne Murray. Nel 2013 pubblica un’opera con lo pseudonimo di Robert Galbraith. Nel 2011 è stata inserita da Forbes nella classifica delle donne più ricche del Regno Unito.
Recensione

“È davvero sfortunato colui la cui notorietà
mette in piazza le sue sventure”.

Lucio Accio, Telephus



Inverno. Londra.
Potrebbe trattarsi di una delle tante notti in cui una delle città più belle al mondo si colora di bianco, diventando ancora più magica. Invece quella notte la neve diventa il letto di morte di una bellissima donna.
Lula Landry, una famosa modella, viene trovata riversa sul marciapiede sottostante il balcone del suo appartamento, da cui evidentemente era caduta.
La polizia archivia il caso come suicidio. Movente? La depressione, per alcuni la pressione della stampa.
Il mondo della moda, che la Rowling mette a nudo magistralmente, non è quell’universo fantastico fatto solo di soldi, successo e lusso; si rinuncia definitivamente alla privacy. Lula Landry aveva un passato burrascoso per colpa soprattutto della droga e si sa, la stampa non si lascia scappare notizie del genere.
Eppure non per tutti si tratta di suicidio. Ed è da qui che parte il romanzo.
Le indagini sulla misteriosa morte della modella vengono affidate all’investigatore privato Cormoran Strike. Ex ufficiale dell’esercito, si ritrova con una ferita di guerra, senza casa, senza fidanzata e senza soldi. È un personaggio che ho apprezzato molto. Viene descritto in maniera profonda dall’autrice, ne mette a nudo tutti i pensieri, tutti i difetti, ma lo avrei apprezzato di più se la Rowling non avesse usato, a mio parere, il suo doloroso passato per suscitare compassione nei lettori.
Altra interessante figura è quella della segretaria interinale Robin: ragazza intelligente, sveglia e desiderosa di imparare i segreti del mestiere non lasciandosi intimidire dal caratteraccio e dalla stazza del suo capo.
Purtroppo per gli altri personaggi il giudizio è diverso perché si tratta di figure stereotipate e affatto originali.
Protagoniste del romanzo sono anche le descrizioni dei luoghi frequentati dai vari personaggi: dagli squallidi bar e pub frequentati da Strike ai locali notturni frequentati dai personaggi famosi e i loro lussuosi appartamenti. Purtroppo però queste numerose descrizioni mi hanno reso la lettura del romanzo meno piacevole, lenta. Appesantiscono quello che dovrebbe essere un romanzo ricco di suspense e di coinvolgimento nelle indagini.
Queste ultime sono uno dei punti dolenti dell’opera in quanto si fanno corpose ed avvincenti solo verso la fine del libro ed inoltre mancano i ragionamenti che portano l’investigatore alla scoperta finale. Mi sarebbe piaciuto entrare nella mente di Strike per scoprire ed analizzare a fondo le sue tecniche di indagine, le sue teorie, anche perché mi è sembrata un po’ inverosimile la facilità con cui è riuscito a portare a termine i vari interrogatori, e meno i suoi ricorrenti pensieri all’esercito e alla sua ex fidanzata. Tutto è troppo lento all’inizio e troppo veloce poi e il finale non è dei migliori, non mi ha entusiasmata.
Con alcuni accorgimenti per il sequel, potrebbe diventare davvero un bel romanzo giallo.

Voto: ★★


Recensione: Il gioco di Ripper

Buonasera a tutti! Eccomi di nuovo con la recensione di un secondo romanzo giallo. Credo proprio che dopo quello che è in lettura, cambierò genere! Ero curiosa di scoprire le capacità di questa famosissima autrice, come non amare “La casa degli spiriti”, in una nuova veste e… non svelerò subito il mio parere!


Titolo: Il gioco di Ripper

Autore: Isabel Allende

Pagine: 462
Editore: Feltrinelli
Prezzo: 19,00


Sinossi:
Le donne della famiglia Jackson, Indiana e Amanda, madre e figlia, sono molto legate pur essendo diverse come il giorno e la notte. Indiana, che esercita come medico olistico, è una donna libera e fiera della propria vita bohémienne. Sposata e poi separatasi molto giovane dal padre di Amanda, è riluttante a lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, che sia con Alan, ricco erede di una delle famiglie dell’élite di San Francisco, o con Ryan, enigmatico e affascinante ex navy seal dell’esercito americano, ferito durante una delle sue ultime missioni. Mentre la madre vede soprattutto il buono nelle persone, Amanda, come suo padre, capo ispettore della sezione omicidi della polizia di San Francisco, è affascinata dal lato oscuro della natura umana. Brillante e introversa, appassionata lettrice, dotata di un eccezionale talento per le indagini criminali, si diletta a giocare a Ripper, un gioco online ispirato a Jack the Ripper, Jack lo squartatore, in cui bisogna risolvere casi misteriosi. Quando la città è attraversata da una serie di strani omicidi, Amanda si butta a capofitto nelle indagini, scoprendo, prima che lo faccia la polizia, che i delitti potrebbero essere connessi fra loro. Ma il caso diventa fin troppo personale quando sparisce Indiana. La scomparsa della madre è collegata al serial killer? Ora, con la madre in pericolo, la giovane detective si ritrova ad affrontare il giallo più complesso che le sia mai capitato, prima che sia troppo tardi.

Isabel Allende Llona (Lima, 2 agosto 1942) è una scrittrice cilena. È una delle autrici latinoamericane di maggior successo al mondo, con libri come La casa degli spiriti o La città delle bestie. Ha scritto romanzi basati sulle sue esperienze di vita, ma ha anche parlato delle vite di altre donne, unendo insieme mito e realismo. Ha partecipato a molti tour mondiali per promuovere i suoi libri ed ha anche insegnato letteratura in vari college statunitensi. Vive dal 1989 in California con suo marito, e ha ottenuto la cittadinanza americana nel 2003.

Recensione

Prima prova della grande e famosa scrittrice in un genere che non le appartiene, ma che non abbandona mai le origini che l’anno resa così amata. Il libro infatti, presenta una doppia organizzazione: da una parte il giallo e dall’altra il romanzo familiare, ma soprattutto femminile.
Elemento particolare e originale è il gioco di ruolo online organizzato da Amanda, la figlia di Indiana, insieme al nonno e ad altri quattro adolescenti provenienti da diversi paesi. Inizia come un semplice gioco il cui scopo è quello di catturare il famoso Jack lo Squartatore, fino a quando la cittadina di San Francisco non viene sconvolta da alcuni omicidi e dal rapimento di Indiana, e i giocatori di Ripper iniziano ad investigare grazie alla complicità del padre di Amanda, agente della Sezione Omicidi. Secondo il mio personale punto di vista, quello del gioco è un elemento originale, ma che viene sfruttato poco e male.
Purtroppo, nonostante un inizio coinvolgente, le indagini sui diversi omicidi hanno ben poco spazio all’interno del romanzo, salvo alla fine, dove la ricerca di Indiana diviene l’elemento centrale della vicenda coinvolgendo tutti i protagonisti in una corsa contro il tempo.
Il finale, proprio per questo motivo, mi è risultato molto sbrigativo. Inoltre l’incalzare degli eventi nelle ultime pagine mi ha dato la sensazione che l’autrice volesse, in questo modo, supplire alla monotonia e alla piattezza del romanzo.
Considero l’opera soprattutto come la storia di una famiglia. Ritroviamo il rapporto madre-figlia, padre-figlia, ma soprattutto quello di Amanda e il nonno Blake. È, il loro, un rapporto fatto di amore, amicizia, fiducia, confidenza e complicità.
Ma, ahimè, il perno di tutto il romanzo è il personaggio di Indiana, troppo generosa, troppo disponibile, troppo “perfetta”.
Ahimè perché, oltre a non essere un giallo degno di questo nome, come ho già ribadito, neanche come romanzo femminile mi ha entusiasmato.
Trovo noiosi gli interminabili capitoli su questa donna: il suo lavoro nella clinica olistica, i suoi trattamenti affatto efficaci, il suo voler salvare tutti, la sua vita privata fatta di cene, picnic, i numerosi spasimanti, l’attrazione per Miller, ma soprattutto il rapporto con il suo amante Keller. Purtroppo non ho affatto apprezzato questa donna, il ritratto che l’Allende fa di lei e il suo essere centro di tutto e tutti.

Ho avuto non poche difficoltà a recensire il romanzo, perché non mi piace dare un voto del tutto negativo alle fatiche degli autori, ma ho preferito puntare sulla sincerità.
Credo che presto rileggerò i suoi libri, quelli con la L maiuscola, per riprendermi da questa delusione.  In attesa di un suo ritorno in grande stile.

Voto: ★ ½

Recensione: La verità sul caso Harry Quebert

Buonasera a tutti! 
Questa è la prima recensione del blog quindi abbiate pietà di me!
Il libro che presento è un giallo che desideravo leggere da qualche tempo e finalmente ci sono riuscita. È il primo libro letto dopo un lungo periodo di esami in cui la lettura, purtroppo, è stata accantonata, e fortunatamente non mi ha deluso.

Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
Autore: Joel Dicker
Pagine: 784
Editore: Bompiani
Prezzo: 19,50 (Bompiani)

Sinossi:
Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.

Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985. La verità sul caso Harry Quebert è il suo secondo romanzo. Il primo, Les derniers jours de nos pères, ha ricevuto il Prix des écrivains genevois nel 2010. La verità sul caso Harry Quebert ha ottenuto il Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des lycéens 2012, ed è in corso di traduzione in oltre 25 paesi.


Recensione
“Harry, se dovessi salvare solo una delle tue lezioni, quale sceglieresti?”
“Rigiro a te la domanda”.
“Io salverei L’importanza di saper cadere”.  
“Mi trovi pienamente d’accordo. La vita è una lunga caduta, Marcus. 
La cosa più importante è saper cadere”.

Una misteriosa sparizione, un amore nascosto e proibito, un libro.

La storia inizia, nel 1975, con la scomparsa di Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni molto amata nella sua piccola città. Un dolore immenso per il povero padre e una grande perdita per chi la conosceva.   
2008: Marcus Goldman diventa finalmente un famoso scrittore: ma a che prezzo?
Una storia forte, che tocca temi importanti. 
L’amore tra due persone che non hanno nulla in comune, due mondi completamente opposti, ma soprattutto una differenza che li costringe a vivere questo sentimento in totale segretezza; un amore illecito, negato, immorale eppure vero, semplice, ingenuo. 
La paura di non riuscire, di cadere e non rialzarsi. Proprio la paura che spinge Marcus Goldman a tornare dal suo maestro Harry Quebert per ritrovare la voglia di scrivere. Inquietudine che non risparmia nessuno, nemmeno il grande scrittore de “Le origini del male”, il libro che lo ha reso uno dei più importanti scrittori americani fino ad un tragico colpo di scena.

Un noir ben congegnato quello di Joel Dicker.
Nonostante alcune parti siano un po’ lente, è ricco di colpi di scena fino all’ultima pagina ed è riuscito a catturarmi, a far crescere in me il desiderio di capire, di sapere.
La prima domanda che mi sono posta è il motivo della scelta di far indagare Marcus, amico di Harry Quebert, scrittore. Viene a conoscenza dei fatti per puro caso e decide di salvare il suo amico e maestro, incriminato della scomparsa della piccola Nola. È una scelta discutibile sicuramente, che mi ha lasciata perplessa, ma che non ha influenzato troppo il mio giudizio.
La caratterizzazione dei personaggi è molto profonda. Ci dà modo di riflettere sulle scelte compiute da ognuno di loro, alcune magari poco condivisibili, ma che danno un quadro completo della vicenda.
Via via che si prosegue nella lettura vengono fuori tutti i tasselli che completano la personalità dei personaggi; in questo modo l’autore mi ha fatto, più volte, rivedere l’opinione iniziale creatasi su di loro, così come il mio personale tentativo di venire a capo delle indagini. Sono arrivata a provare compassione e simpatia per Luther, compassione, ma anche incredulità e perplessità nei riguardi di Nola, per le sue scelte, per i suoi comportamenti così come per Harry Quebert. Nola spesso risulta un personaggio un po’ forzato, a tratti anche inverosimile, antipatico. La madre di Marcus a tratti risulta divertente a tratti poco consona alla vicenda. Ognuno di loro mi ha in qualche modo sorpreso e questo è un punto a favore per il libro e per lo stile dell’autore.
Il romanzo ha sicuramente una struttura particolare; innanzitutto la numerazione dei capitoli inizia dal 31esimo, inoltre alterna capitoli ambientati all’epoca dei fatti, 1975, e capitoli ambientati nell’anno in cui il caso viene riaperto, nel 2008. Elemento strutturale particolare e, per me, piacevole, è sicuramente la presenza, all’inizio di ogni capitolo, dei consigli dati da Harry Quebert a Marcus Goldman su come diventare uno scrittore.
Sicuramente un limite, ma magari anche un pregio, del libro riguarda il linguaggio: è piuttosto semplice sia a livello di sintassi che di lessico, io sinceramente mi sarei aspettata un’attenzione in più. Altra pecca è quella di aver concentrato negli ultimi capitoli una serie di colpi di scena fino alla risoluzione della vicenda, pur avendo molte pagine a disposizione.
Non sono molto amante dei gialli ma, nonostante alcuni limiti, è una lettura affatto noiosa anche se più lenta in alcuni punti, e ha sicuramente catturato la mia attenzione. Leggera e scorrevole nonostante le 800 pagine.
Opera prima, spero proprio di poter leggere presto altre opere di questo autore!

Voto: ★★★