Premio Napoli 2017/Parigi è un desiderio

“Ho sempre vissuto in un posto dicendomi che quello non era il mio posto.”20171217_180038.jpg

Andrea Inglese, con il suo primo romanzo, è finalista del Premio Napoli 2017 nella sezione narrativa. La sua è, a tutti gli effetti, un’opera prima essendo lui autore conosciuto di poesie e saggi letterari.

“Parigi è questo sogno che mi sono fatto ancora prima di averci messo piede e quando della vita sapevo poco, ossia quando pensavo di sapere che cosa contasse o meno in una vita, che è un tipo di sapere di corta durata, molto florido tra i diciotto e i venticinque anni.”

Io a Parigi non ci ho mai vissuto, ma da turista l’ho visitata due volte: lunghe camminate, visita ai monumenti e poi di ritorno a casa. L’atmosfera romantica e bohemienne che vien subito alla mente quando si parla della città è stata qui portata da film e libri, ed è la stessa che il protagonista del libro, Andy, sogna e fa sua. Attraverso gli scritti di Céline e la bellezza della ragazza di “Fino all’ultimo respiro” di Godard gli fan credere che a Parigi possa succedergli qualcosa, che la sua vita possa essere stravolta e ogni giorno sia diverso, senza abitudini, non come a Milano, ormai “senza grandi segreti e senza grandi spaventi”.

Dopo un’adolescenza punk e droghe con letture che spaziavano da Bacon a Burroughs e il tentativo di sopravvivere a una società di pura apparenza ma di assolute contraddizioni e indifferenza per i più, arriva il primo viaggio a Parigi.

“Innanzitutto bisogna sfuggire al turismo, al disperato mestiere del turista, che a Parigi è costantemente impegnato in fallimentari piani di godimento, dovendo trovare il modo di vedere tutto quanto si deve vedere, ma anche tutto quanto, da turista, non si dovrebbe vedere, insomma l’essenziale e l’inutile, il programmato e il casuale, lo storico-culturale e il contemporaneo spaventoso, lo splendore del lungosenna, ad esempio, con di sguincio il dorso gugliato di Notre-Dame, e l’angolo con due africani scalmanati, sotto il ponte della metropolitana di Barbès, che minacciano di farsi fuori a coltellate proprio a due passi da una carogna di topo.”

La città, la cultura, lo stile di vita di un popolo passa attraverso ogni luogo, ogni evento, qualsiasi particolare che sia un odore, un fiore o un suono, e Parigi può dirsi una città dai mille volti. Andy capirà presto che per appropriarsi di lei dovrà stabilirsi e lavorare, ma la capirà veramente grazie alle donne, anche perché Parigi è femmina. Saranno diverse le storie, brevi o lunghe, che lo riporteranno più volte a Parigi dopo quella vacanza con gli amici, fino a traslocare e convivere con Andromeda, un amore pieno e passionale che durerà per dieci anni. Entrerà nella città attraverso il contatto fisico, l’impulso, il desiderio e la convinzione di aver trovato il suo posto.
Andy con le donne e con Parigi ha sempre avuto un rapporto confuso. Alcune volte è stato molto bene e altre male, e questa consapevolezza quando arriva è un tormento: con la fine della relazione con Andromeda termina anche quella con la città… per sempre?

Quello di Andrea Inglese è un romanzo di crescita, di amore, di fallimenti e di forza di volontà. È la storia di un amante delle lettere, di uno scrittore e di un uomo sempre un po’ bambino che capirà presto quanto in ogni città si creano delle abitudini, che forse non è il posto a condizionare la vita ma le nostre scelte.

“Romanzo di formazione, con qualche decisa pennellata sociologica, e dosi ben distribuite di storia letteraria e dell’arte, soprattutto novecentesca, molto scorciata e aneddotica, e anche dell’erotismo generale e internazionale […]”, l’autore ha certamente puntato alto, decidendo di scrivere di Parigi in maniera non convenzionale, inserendo nel testo parti di critica e e di storia che non sempre si amalgamano perfettamente, anche quando denuncia il sistema universitario e il precariato francese in cui il protagonista decide di allontanarsi. Un ibrido quindi, sicuramente interessante e da leggere.

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Brano tratto da “Un romanzo inglese”

George è rilassante. Ha questo dono. Racconta al bambini storie troppo difficili per la sua età e ascolta una donna spaventata che potrebbe arrendersi alla mostruosità di una pulsione contraria a sé stessa, una potenziale strega, la disperata che corre nuda sotto la pioggia: la madre infanticida.

Il ragazzo e il bambino sono molto impegnati. Dalle prime lettere abbozzate a fatica al disegno, dalle biglie ai dadi, al gioco dell’oca, ai birilli, ai giochi di ruolo – come quando George ha truccato Jack da cavaliere e sé stesso da buffone shakespeariano – George mostra un entusiasmo pari a quello di mio figlio. A volte mi piacerebbe partecipare, mi avvicino e li osservo. George mi invita a prendere posto accanto a loro, a lanciare i dadi o le biglie, “ma solo per un attimo” dico io, con la scusa del lavoro.

Oltre a queste attività e al risveglio del bambino, al giovane piace dare da mangiare a Jack, anche se nessuno gli chiede di farlo. Prima dell’arrivo di George, il piccolo pranzava in cucina ed era Ashlee a mettergli il bavaglino al collo, a fargli i pezzi piccoli, a imboccarlo, raccogliergli il cibo agli angoli della bocca, a insistere e tenere le sue manine svolazzanti su ogni oggetto nei paraggi. George ha voluto partecipare ai pasti di Jack e si è rivelato abile quanto Ashlee che, interrogata, mi ha confessato: “Si siede accanto al bambino e gli presenta il cibo in modo interessante. Ad esempio, allinea i pezzi a forma di cerchio o di nave, e il gioco consiste nel mangiare la figura.” Ashlee aggiunge: “L’ho visto ingoiare un pezzetto che il bambino aveva sputato!” Questo dettaglio mi disturba. Ho pensato alla poltiglia rigurgitata che gli uccelli danno ai loro piccoli, alla carne predigerita dalle luoe per i lupacchiotti; un equivalente atto d’amore, ma effettuato in ordine inverso. Un atto d’amore del regno animale che abbiamo bandito dal mondo sociale, come se la sofisticazione dei nostri comportamenti ci avesse privati del ventre e non ci restasse che la materia grigia, l’astrazione, la parola senza la cosa, le maniere eleganti. Il cibo masticato, sputato dal bambino, caduto nel piatto viene rimesso in bocca dall’adulto davanti ai suoi occhi. Jack capisce che quel cibo “è da mangiare” e che, per un attimo, i loro corpi funzioano in sintonia, in comunione. Eppure mai mi sarei permessa un tale gesto, mai Edward avrebbe preso in considerazione di ingerire qualcosa uscito dalla bocca di suo figlio, non ci avrebbe nemmeno pensato.

Perché non ci pensiamo? Abbiamo relegato il cibo e gli escrementi dei bambini ai domestici. Li abbiamo svezzati al più presto, staccando il seno gonfio dalla loro bocca con fastidio e, se possibile, senza guardare. Pochi abbracci, poco corpo insomma. Voltare pagina, in particolare quella, spiacevole, della prima infanzia. La prima infanzia, così difficile da gestire. L’età irrequieta e maleodorante.

Premio Napoli

In una delle piazza più belle di Napoli, circoscritta dalla Basilica di San Francesco di Paola, dal Palazzo Reale, dal Palazzo della Prefettura e dal Palazzo Salerno. È qui che si trova la sede della Fondazione Premio Napoli. Basta fare un passo all’interno del grande portone del Palazzo Reale e girare a sinistra: basta questo per sentirsi in una dimensione diversa, fuori da modernità e dalla difficoltà di questa meravigliosa città del sud.

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La Fondazione è un ente morale costituito nel 1961 con lo scopo di “incoraggiare la produzione culturale italiana e, soprattutto, di favorire la lettura e il dibattito culturale e civile nella città, nella provincia e nell’intera area regionale, disponendole e incoraggiandole, con adeguati strumenti organizzativi, al dialogo con il resto del mondo e, in particolare, con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
La Fondazione promuove la ricerca nel campo della letteratura e, in generale, delle scienze umane e sociali e si adopera per la promozione dell’immagine internazionale della città di Napoli e dell’intero territorio Campano.”

Un obiettivo importante quello della Fondazione per una città che non ha niente da invidiare ad altre per storia, cultura e tradizioni, ma ha la sfortuna di non essere capita davvero, amata e curata. Ma nel nostro piccolo qualcosa possiamo farla, e la Fondazione si occupa proprio di continuare a far vivere questa ricchezza.

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Un’altra importante attività di questo ente è il Premio Napoli, un “riconoscimento per la cultura e la lingua italiana assegnato dal 1954 a Napoli con cadenza annuale”. Un Premio che possiamo definire indipendente da logiche e grandi gruppi, perché è la fondazione ad acquistare i libri che la giuria tecnica selezionerà, senza alcuna interferenza delle case editrici. Una attività da scoprire e far crescere.

Quest’anno i libri finalisti nelle tre categorie sono:

Narrativa

L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio, Einaudi
Parigi è un desiderio di Andrea Inglese, Ponte alle grazie
L’altra madre di Andrej Longo, Adelphi

Saggistica

Lettori Selvaggi di Giuseppe Montesano, Giunti
L’umorismo letterario di Giancarlo Alfano, Carocci Editore
La borsa di Miss Flite di Bruno Cavallone, Adelphi

Poesia

La natura del bastardo di Davide Rondoni, Mondadori
Il prato bianco di Francesco Scarabicchi, Einaudi
La grande mappa di Giuliano Tabacco, Transeuropa

La proclamazione dei vincitori avverrà il 19 dicembre 2017 alle ore 19 presso il Teatro Mercadante di Napoli. Arriveranno delle recensioni qui sul blog.

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Consigli di lettura/Speciale Natale

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4 LIBRI + 1 (Maria Di Biase – www.scratchbook.net)

Non state a credere a quel che vi dicono: regalare libri è difficilissimo. Quello che sentiamo durante la lettura, che ci porta a scegliere i nostri preferiti, è un riflesso di un’esperienza che però è soltanto nostra. E poi sbagliare un libro è la cosa peggiore che voi possiate fare perché potreste cadere nella trappola del: «Allora tu non mi conosci abbastanza» e pochi sono riusciti a uscirne. Quindi, il mio consiglio è: se avete dei dubbi sui gusti del vostro destinatario orientatevi altrove. Però è anche vero che regalare (e ricevere) libri può essere un momento di condivisione molto speciale e allora servono parecchi consigli. Viviana mi ha chiesto di scegliere cinque titoli, tra vecchie e nuove glorie, e io ho cercato qualcosa che fosse interessante ma soprattutto importante, che accompagni il vostro lettore un po’ più in là dell’ultima pagina.

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Più libri… più liberi?

Anche quest’anno la fiera della piccola e media editoria di Roma mi ha vista partecipante, più attiva dei due anni precedenti.

Conosciamo tutti, almeno noi che bazzichiamo l’ambiente, di cosa si tratti: tante case editrici che espongono i loro libri, tanti incontri a ogni ora. Nonostante la calca e il caldo, soprattutto nelle sale delle presentazioni, ritorno contenta e abbastanza soddisfatta da questi due giorni pieni.

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Consigli di lettura/Speciale Natale

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Buon lunedì lettori! Di ritorno da Piùlibripiùliberi, stanca ma felice, riprendono i consigli di Natale. Ricordo che è sempre possibile partecipare inviandomeli tramite facebook o email.

Oggi ospito Emma e Valeria di Farmacia Letteraria. Buona lettura 🙂

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