Consigli di lettura/Speciale Natale

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4 LIBRI + 1 (Maria Di Biase – www.scratchbook.net)

Non state a credere a quel che vi dicono: regalare libri è difficilissimo. Quello che sentiamo durante la lettura, che ci porta a scegliere i nostri preferiti, è un riflesso di un’esperienza che però è soltanto nostra. E poi sbagliare un libro è la cosa peggiore che voi possiate fare perché potreste cadere nella trappola del: «Allora tu non mi conosci abbastanza» e pochi sono riusciti a uscirne. Quindi, il mio consiglio è: se avete dei dubbi sui gusti del vostro destinatario orientatevi altrove. Però è anche vero che regalare (e ricevere) libri può essere un momento di condivisione molto speciale e allora servono parecchi consigli. Viviana mi ha chiesto di scegliere cinque titoli, tra vecchie e nuove glorie, e io ho cercato qualcosa che fosse interessante ma soprattutto importante, che accompagni il vostro lettore un po’ più in là dell’ultima pagina.

blogger-image-1410952464NEW YORK STORIES (Einaudi)
«È un mito, la città, le stanze e le finestre, le strade che sputano vapore; per ognuno, per tutti, un mito diverso, testa d’idolo dagli occhi di semaforo che ammiccano verde tenero, rosso cinico. Questa isola che galleggia su acqua di fiume come un iceberg di brillanti, chiamatela New York, chiamatela come vi pare.»

A chi ama New York, dalle vetrine di Manhattan ai vicoli del Bronx, dalle sfavillanti luci del ponte di Brooklyn fin dentro al cuore di ogni italiano e del suo sogno americano. In questa raccolta curata da Paolo Cognetti c’è la New York di Fitzgerald e di Capote, di Cheever, Yates e Brennan. C’è la New York di ognuno di noi, di tutti quelli che l’hanno letta, scritta, desiderata e conquistata. O almeno ci hanno provato, perché New York si lascia corteggiare da tutti ma non si concede mai a nessuno.

9788831719049_0_0_1583_80.jpgSHOTGUN LOVESONGS (Marsilio)
«Quando non ho nessun posto dove andare, torno qui. Torno qui e dal niente tiro fuori qualcosa. Posso vivere ai limiti della sussistenza; non c’è niente da comprare, nessuno da impressionare. Da queste parti tutto ciò che importa alla gente è la tua etica sul lavoro e la tua gentilezza e la tua competenza. Torno qui e ritrovo la mia voce come qualcosa che mi è scivolato dalle tasche, come un souvenir sepolto a lungo. E ogni volta che ritorno sono circondato da persone che mi amano, che si occupano di me, che mi accolgono sotto una tenda di calore. Qui riesco a sentire le cose, il mondo pulsa in maniera diversa, il silenzio vibra come una corda pizzicata milioni di anni fa; c’è musica tra i pioppi tremuli e gli abeti e le querce e persino tra i campi di mais essiccato. Come fai a spiegarlo a qualcuno? Come fai a spiegarlo a qualcuno che ami? Cosa succede, se poi non capisce?»

Noi abbiamo bisogno di storie come questa, di qualcuno che come Butler nel suo Shotgun Lovesongs ci racconti di sentimenti veri, semplici a dirsi e complicati a viversi, un po’ assopiti dal tempo che passa e dal lato scontroso della vita. Ho letto questo libro un paio d’anni fa e ancora ricordo, ritrovando citazioni come questa, che pensai a quanto alcune persone, soltanto esistendo, rappresentino la definizione più esatta di casa.

trilobitiTRILOBITI (minimum fax)
«La pioggia arriva, sul tetto della lamiera. Osservo il vento forte mentre spezza i rami degli alberi. Pallide schegge di luce si abbattono dietro le colline lontane. Siamo solo sfiorati da questo temporale.»

«Vivremo di manghi e d’amore» è una frase che mi stringe sempre il cuore. Trilobiti, da poco tornato in libreria in una nuova traduzione, è già un regalo prezioso: è l’unica testimonianza che abbiamo della sensibilità di Breece D’J Pancake, l’autore che ha scritto questi racconti e poi si è suicidato a ventisette anni. L’unica cosa che ha detto, tutto ciò che aveva da dire. Forse, tutto quello che c’è da dire.

download-2LUCE D’ESTATE ED È SUBITO NOTTE (Iperborea)
«Nelle storie antiche si dice che l’uomo non possa guardare Dio, equivarrebbe alla morte, e senza dubbio vale lo stesso per quello che cerchiamo – la ricerca che ci insegna le parole per descrivere lo splendore delle stelle, il silenzio dei pesci, il sorriso e lo sconforto, la fine del mondo e la luce d’estate. Abbiamo un compito, a parte baciare labbra; sai per caso come si dice “ti desidero” in latino? E come si dice in islandese?»

Ci sono autori sui quali punto spesso, che sono un po’ il mio porto sicuro, e tra tutti uno di questi è Jon Kalman Stefánsson. Difficile scegliere uno dei suoi libri (io ho molto amato anche Paradiso e Inferno), forse Luce d’estate è il più “universale”. Perché la narrazione è affidata a un intero villaggio che sembra contenersi in un unico respiro, e allora sembra quasi che in mezzo a tutta quella gente ci sia anche tu. È che, soltanto: «a volte nei posti piccoli la vita diventa più grande».

downloadFERITO A MORTE (Mondadori)
Italo Calvino diceva che: «È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.» E anche che: «È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona». Questo vuol dire che un libro è un classico se assume, allo stesso tempo, il ruolo di quadro e cornice, se riesce a descrivere, in maniera durevole, il nostro dentro e tutto il fuori. Io credo che Ferito a morte di Raffaele La Capria sia un classico a tutti gli effetti. Parte da Napoli e attraversa epoche, paesi e persone, raccontando di tutto e di tutti, disegnando un cerchio intorno al mondo che però non si chiude mai, finché il mondo esiste.

«Domani e poi domani quei giorni continueranno a splendere per conto loro, come se io fossi ancora qua o come quando morirò, ora o tra mille anni indifferenti e uguali, per ogni domani separati da me, irrecuperabili come il suo sguardo.»

Buona lettura, e buon Natale.

Maria

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