Intervista a Lorenzo Sartori

Sono felice di presentarvi la primissima intervista del blog! Sperando che non sarà l’unica, vi lascio al simpatico Lorenzo Sartori, autore de “Con l’ultimo respiro” e “Lo strano caso di Michael Farner”. 😉

Ciao Lorenzo! Per iniziare, presentati a noi lettori.

Sono nato l’11 aprile del 1967 a Brescia, ma vivo tra Crema e Milano. Ho una laurea in giurisprudenza, ma ho scelto la via del giornalismo. Quindici anni fa ho fondato una rivista che si occupa di wargames, l’unica in Italia, e sono un game designer parecchio apprezzato anche all’estero.


Lavoro sognato da molti il tuo! Iniziamo a sciogliere il ghiaccio con una domanda personale: come ti sei avvicinato alla scrittura?

In un certo senso scrivo da sempre. Ho iniziato quando ero un adolescente a scrivere testi di canzoni nella band di cui ero anche tastierista. Quando il gruppo si è sciolto ho cominciato a scrivere di musica come freelance e questo mi ha portato verso il giornalismo, che è il mio lavoro attuale. La narrativa però è un approdo molto recente, nato forse dal bisogno di evasione o per la necessità di raccontare storie. Mi sono sempre piaciute quelle complesse in cui il protagonista può anche perdersi, e a un certo punto ho deciso che avrei dovuto iniziare a raccontarle, a metterle nero su bianco.

Come nascono questi due racconti? È interessante capire come uno scrittore riesca a mettere nero su bianco i mille pensieri che affollano la mente e come riesca a trasformarli in storie.

“Con l’ultimo respiro”, un racconto fantasy un po’ dark, nasce da un sogno. Un sogno agitato figlio di una cena un po’ pesante a base di granchi fatta a Baltimora. Il giorno dopo avevo il volo per tornare in Italia e quindi ho avuto il tempo per elaborare la storia. Mi capita spesso di trovarmi in situazioni assurde nei miei sogni. Non sempre riesco a trasformare alcune suggestioni in vere e proprie storie, a volte manca il tempo o la concentrazione. Ma nel caso di questa fiaba, ero molto determinato. Ho sempre voluto scriverne una e la stesura è diventata la mia priorità per una settimana. Non me ne sono pentito, perché la trama è molto avvincente e, pur essendo un fantasy, credo abbia alcune caratteristiche del thriller.
“Lo strano caso di Michael Farner” è stato concepito in poche ore, anche se è stato scritto in due tempi diversi a distanza di alcuni mesi. Nasce il giorno dopo la chiusura del mio primo romanzo (inedito e in attesa del sequel). Ho provato uno strano vuoto quando ho scritto la parola fine. Mi mancavano i personaggi che avevo inventato, che mi avevano tenuto compagnia per diverso tempo e che ora avevano preso la loro strada. Da qui l’idea della storia che si basa sul complesso rapporto tra uno scrittore e i suoi personaggi.
Con l’ultimo respiro e Lo strano caso di Michael Farner, come giustamente dici tu, sono due racconti molto diversi tra loro. Due generi che hanno poco in comune se non l’elemento fantastico, e il fatto di essere un po’ ibridi e poco inquadrabili in un solo genere.

Potrei prenderti ad esempio! Mi è capitato di fare sogni particolari, non si può mai sapere! 
Hai dei modelli a cui ti sei ispirato?

Non credo di avere dei modelli. Non almeno in modo consapevole. Ovviamente ci sono degli autori che mi hanno influenzato più di altri. Un nome su tutti Philip Dick.

A che tipo di lettura ti dedichi tra un racconto e l’altro?

Soprattutto, ma non solo, thriller e fantascienza, meglio se i due generi si fondono assieme. Meglio ancora se a questi si unisce anche un po’ di psicoanalisi. Mi piacciono le storie poco prevedibili e per niente lineari, dove le cose non sono come sembrano e dove i colpi di scena spiazzano il protagonista, le sue certezze e con esse il lettore. Adoro ad esempio Paul Auster e Sebastian Fitzek. Amo il lieto fine ma allo stesso tempo le storie non troppo rassicuranti.

Hai qualche rituale collegato alla scrittura?

No, non ho rituali. Ho un gran bisogno di entrare nella storia per poterla scrivere e non sempre ci riesco. Ci fosse un rituale che mi permettesse questo, lo adotterei subito. Al momento l’unico che ho trovato è quello di leggere e rileggere fino allo sfinimento quello che sto scrivendo. E’ un po’ come mettersi davanti a un treno che devi prendere al volo. Non sempre ci riesci e quindi te lo vedi sfilare davanti più di una volta.

Raccontaci la tua prima esperienza con la pubblicazione della tua opera.

La scrittura, come del resto la lettura, è basata sulla solitudine e sull’attesa. Si è soli quando si scrive e si attende molto per pubblicare (se si pubblica). Ma ho scoperto che si deve attendere molto, e in solitudine, anche dopo la pubblicazione, per avere un riscontro, di qualsiasi tipo, da parte dei lettori.

E ora l’ultima domanda: hai dei progetti futuri?

Sto lavorando da ormai un anno al mio secondo romanzo, un fantascientifico distopico. L’ho interrotto più volte per scrivere i due racconti pubblicati e un terzo che spero verrà la luce tra non molto. Poi inizierò a scrivere il seguito del mio primo romanzo (ancora inedito) e chiudere così un dittico che ha a che fare con una tematica, quella della manipolazione della memoria e dei ricordi, a cui tengo molto. Anche in questo caso sarà un thriller fantascientifico. Questo in teoria, perché stanotte potrei fare un sogno e…

Ti ringrazio molto Lorenzo per la tua disponibilità e simpatia. Spero di leggere presto un tuo romanzo, avendo anche io un certo interesse per la tematica dei tuoi romanzi inediti, e di leggere ancora di qualche tuo sogno! 🙂

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