Novità #2

Ancora nessuna recensione purtroppo, sono molto occupata con la tesi, ma cercherò di portarmi avanti con la lettura. Vi presento le ultime novità di due case editrici. A voi!

Titolo: Calcio e acciaio. Dimenticare Piombino
Autore: Gordiano Lupi
Editore: Acar Edizioni
Pagine: 200
Prezzo: 15,00€

“Soltanto a Piombino ho visto case per gli operai costruite sul mare, acciaio e salmastro cercare una strada comune, lottare per fumo e pane, ma anche amore per il mare, per scogliere incontaminate, per golfi e calette misteriose che danno riparo al sole. Sarà per questo che ho scelto di tornarci. Forse mi sento figlio di tante contraddizioni”.


Sinossi:
Aldo Agroppi era amico di sua madre, viveva in via Pisa, un quartiere di famiglie operaie, case bombardate durante la Seconda Guerra Mondiale, tragiche ferite di dolore, macerie ancora da assorbire. Giovanni ricorda una foto di Agroppi che indossa la maglia della Nazionale, autografata con un pennarello nero. Era stato proprio Agroppi in persona a dargliela, all’angolo tra corso Italia e via Gaeta, in un giorno di primavera di tanti anni fa, dove la madre del calciatore gestiva una trattoria, un posto d’altri tempi, dove si mangiava con poca spesa. Giovanni era un bambino innamorato dei campioni, giocava su un campo di calcio delimitato dalla sua fantasia, imitava le serpentine di rombo di tuono Gigi Riva, i virtuosismi di Sandro Mazzola, le bordate di Roberto Boninsegna, le finte dell’abatino Gianni Rivera e la vita da mediano di Aldo Agroppi, cominciata a Piombino e conclusa a Torino”. 


Titolo: Korallo 
Autore: Piero Gaffuri
Editore: Editori Internazionali Riuniti
Pagine: 240
Prezzo: 12,00 €

«Per i vecchi c’era soltanto l’orto piccolo vicino a casa. Così le piante diventavano selvatiche, contorte, la frutta minuscola, aspra. Sembrava proprio che il paese avesse perso la memoria».

Sinossi:Giulio Weber è un professore di liceo che vive in un piccolo paese tra le montagne dell’Appennino centrale e insegna nella vicina città. Abita lassù con la moglie Maria, non ha figli e nasconde un doloroso segreto che nessuno intorno conosce.
Un tempo amava una ragazza bella e piena di energia, Olga, che in un’alba di un’estate argentina, come decine di migliaia di suoi giovani connazionali, è scomparsa per sempre. Giulio inerte, schiacciato dalla paura e dal dolore, ha dovuto vivere anni con il terribile ricordo di quei momenti e fare i conti con un profondo senso di colpa.
Le cose nella sua vita cambiano quando la moglie, gli amici e il nuovo parroco del paese gli si mettono accanto aiutandolo e infine rendendo pubblica la sua esperienza così da stemperare il dolore personale nel calore della comunità.
Questo passaggio, semplice e drammatico, riapre un percorso che sembrava definitivamente chiuso e il fiore di corallo che anni addietro aveva suggellato un amore, riappare all’improvviso, dove mai Giulio avrebbe immaginato di ritrovarlo.

Titolo: Il libro vuoto
Autore: Josefina Vicens
Editore: Editori Internazionali Riuniti
Pagine: 180
Prezzo: 12,00 €

«Per avere un quadro del Novecento messicano sono sufficienti due opere. Mi riferisco naturalmente al Libro vuoto di Josefina Vicens e al Pedro Paramo di Juan Rulfo».

Sinossi:
Il giudizio di Arturo Canseco è largamente condiviso dalla critica messicana, concorde nel leggere il romanzo “rurale” di Juan Rulfo e quello “cittadino” di Josefina Vicens come un perfetto compendio della svolta radicale che negli anni ’50 del secolo scorso ha inaugurato l’epoca letteraria più gloriosa e fortunata della letteratura latinoamericana. A differenza del Pedro Paramo, che in Italia è alla sua quinta riedizione, l’opera maestra di Josefina Vicens è tradotta per la prima volta in questo volume.
Il «libro vuoto» è il quaderno che José García, ragioniere contabile di mezza età e di candida immaginazione, estrae ogni sera dal cassetto e sfoglia con pudore e tenerezza, al riparo dallo sguardo discreto della sua famiglia, deliziandosi alla vista delle pagine bianche su cui sogna di comporre il romanzo che gli darà chiara fama. Ma in attesa della giusta ispirazione, José non rimane inerte. Su un secondo quaderno annota giorno dopo giorno i pensieri, le impressioni, i dilemmi, i piccoli episodi e le vive emozioni che costellano l’umana avventura della sua vita quotidiana. Lo fa con il trasporto di chi scrive per forza di necessità, mosso da un bisogno incalzante, fisico oltre che spirituale. E nel farlo non nasconde la frustrazione di chi si sente sfuggire a ogni passo l’idea inseguita, la parola esatta, il libro immaginato. Pagina dopo pagina aumenta lo sconforto dello scrittore, che redige con lucidità la cronaca del suo fallimento letterario. Ma mentre un quaderno rimane vuoto, l’altro si apre ad accogliere la confessione palpitante, immaginifica, commossa e penetrante di un uomo capace di sondare con appassionata intelligenza i segreti del suo animo e di guardare al mondo con grazia e stupore. 
Nelle mani del lettore, questo quaderno segreto e luminoso, destinato a rimanere chiuso in un cassetto, diventa a insaputa del suo autore opera letteraria compiuta, insignita nel 1958 del Premio Xavier Villaurrutia, il più prestigioso del Messico, e divenuta un classico contemporaneo della narrativa latinoamericana.

Titolo: Suite francese 
Autore: Irene Némirovsky
Editore: Editori Internazionali Riuniti
Pagine: 480
Prezzo: 18,00 €

«Tra loro c’era tutto un mondo di sfumature oscure, inespresse, qualcosa di fragile come un cristallo prezioso che una semplice parola avrebbe rischiato di infrangere. Probabilmente lo avvertì perché rimase da solo con lei per pochi attimi soltanto. Si scoprì il capo (forse il suo ultimo gesto da civile, pensò Lucile con un sentimento tenero e doloroso), le prese le mani. Prima di baciarle, vi appoggiò per un istante la guancia, in un gesto insieme tenero e imperioso, forse una presa di possesso o un tentativo di apporre su di lei l’ardente sigillo di un ricordo».

Sinossi:
Rinvenuto fra le carte riposte in una valigia che la figlia Denise aprirà solo molto più tardi, Suite francese di Irène Némirovsky è un grandioso affresco della Francia nei primi tempi dell’occupazione nazista. Nelle intenzioni dell’autrice, le parti a noi giunte (Tempesta in giugno e Dolce) avrebbero dovuto costituire i primi due movimenti di un ampio poema sinfonico, ma il progetto rimase incompiuto.
In Tempesta in giugno assistiamo alla tragica fuga dei parigini di fronte all’avanzata tedesca; davanti ai nostri occhi, emerge un’umanità stravolta, resa folle dalla fame, la paura e lo sfinimento, che si divide in prede e predatori e in cui il panico sopprime tutto ciò che non è istinto, fremente impulso animalesco della carne. Con Dolce, l’occhio della scrittrice si posa sulla passione impossibile di Lucile e di un ufficiale tedesco, condannata a restare per sempre tale perché l’uomo e la donna che in altre circostanze avrebbero potuto amarsi sono stati invece gettati dal fiume della storia su sponde opposte e divise.

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